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Parte per l’Italia il test delle aste

Le maxi-aste di fine mese del Tesoro italiano sono un appuntamento arcinoto per il mercato domestico e quello internazionale e soprattutto sono un evento inamovibile. Questa settimana, tuttavia, la «solita» tre-giorni di emissioni di titoli di Stato italiani, dai sei mesi ai dieci anni fino a un importo massimo della raccolta per 18,5 miliardi (dopo la limatura ieri dell’importo sotto le attese del BTp quinquennale), pesa insolitamente perché arriva alla vigilia di un Consiglio Europeo carico di aspettative eccessive e quindi fonte certa di delusioni scottanti e volatilità estrema. L’esito delle aste italiane sarà aiutato da due fattori che giocheranno a favore del Mef: l’iniezione di liquidità dei BoT e dei BTp in scadenza, rispettivamente per 9,9 miliardi venerdì e 17 miliardi domenica, e il sostegno della domanda italiana che finora ha assorbito in buona parte (assieme ai 100 miliardi circa acquistati dalla Bce nel 2011) le vendite dall’estero.
I CTz e i BTp indicizzati all’inflazione europea, in offerta oggi, sono titoli con strutture non standard: hanno un valore segnaletico modesto per valutare la solidità della domanda. Sulle scadenze a due e tre anni ieri la curva dei rendimenti italiana ha sofferto particolarmente, con i tassi a 24 mesi saliti di una quarantina di centesimi dopo il picco al 4,63%, stando agli schermi Reuters: agli inizi di marzo, su quella durata i rendimenti italiani erano riusciti a scendere sotto il 2 per cento.
L’asta dei BoT a sei mesi andrà in automatico: il Tesoro emetterà 9 miliardi contro i 9,9 in scadenza e la liquidità in circolazione sarà abbondante, dando sostegno. In fatto di rendimenti, tuttavia, ieri sul mercato secondario i titoli semestrali dei “periferici” puntavano al rialzo: le Letras spagnole (in offerta oggi a tre e sei mesi) rendevano il 3,14% mentre i BoT italiani al 2,55% si sono allineati ai bond portoghesi a sei mesi. I Bubill tedeschi semestrali, per contro, anche ieri sono tornati su rendimenti negativi (-3 centesimi): la fuga verso la qualità è tornata d’impeto.
L’appuntamento più atteso della settimana è quello di giovedì quando il Tesoro andrà in asta, oltre che con i quinquennali, con i BTp decennali, titolo guida del rischio-Paese. Ieri il rendimento dei BTp a dieci anni sul secondario ha sforato nuovamente la soglia del 6% e soltanto un Consiglio Europeo che metta agli atti qualche decisivo progresso verso l’unione bancaria e fiscale europea potrà riportarlo a valori d’inizio marzo, quando viaggiava sotto il 5 per cento. L’emissione dei BTp decennali, per un importo moderato tra i 2 e i 3 miliardi, sarà aiutata dal BTp in scadenza domenica primo luglio per 17,05 miliardi. Gli stranieri che hanno mantenuto questo titolo in portafoglio, per incassare il rimborso alla pari, potrebbero decidere di non reinvestire l’ammontare nei BTp emessi giovedì (con regolamento 2 luglio). Finora sono stati gli investitori italiani, i fondi, i risparmiatori e le banche, a integrare buona parte della domanda mancante dai non-residenti. Secondo elaborazioni Unicredit, su dati Banca d’Italia, gli investitori esteri detengono il 33% del debito pubblico negoziabile italiano che al 31 maggio scorso ammontava a 1.633 miliardi: gli stranieri investono l’84% del loro portafoglio italiano in BTp, il resto in BoT e CTz.

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