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Parte l’iter per la quotazione di Poste

Il governo accelera sulla privatizzazione di Poste con l’obiettivo di rispettare la tabella di marcia indicata qualche mese fa dal premier Enrico Letta: collocare sul mercato, entro la fine dell’anno, il 30-40% della società dei recapiti, secondo uno schema che prevede di riservare il 50-60% del capitale agli investitori istituzionali, una quota compresa tra il 2 e il 5% ai dipendenti, a titolo gratuito, e il resto alla clientela retail.
Così ieri, a Palazzo Chigi, i principali protagonisti della partita si sono seduti attorno a un tavolo, presieduto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi, con il viceministro dello Sviluppo Antonio Catricalà, per esaminare i tasselli propedeutici all’approdo sul mercato del gruppo guidato da Massimo Sarmi. A cominciare dai livelli di profittabilità della società, con un occhio particolare alla convenzione tra Cdp e Poste e ai crediti di quest’ultima verso lo Stato. Ecco perché, nella sede del governo, si sono ritrovati, oltre a Patroni Griffi e a Catricalà, anche Fabrizio Pagani, consigliere econonomico del premier, il dg del Tesoro, Vincenzo La Via, che presiede il comitato per le privatizzazioni, un rappresentante dell’Agcom, il presidente e l’ad di Cdp, Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini, e, naturalmente, l’ingegnere veronese che guida la società dal 2002.
La presenza dei vertici della spa di Via Goito è servita appunto ad affrontare il tema che ha monopolizzato buona parte della riunione: l’accordo tra Cassa e Poste, che gestisce in esclusiva la raccolta del risparmio postale. E che, insieme al contratto per il servizio universale, rappresenta una delle voci più importanti del business plan della società dei recapiti. L’intesa tra i due gruppi viene ridefinita ogni anno: le Poste ricevono una remunerazione per il lavoro svolto per il collocamento di buoni e libretti postali e l’accordo deve essere rinegoziato a un valore fair per entrambe. Il confronto di ieri ha quindi permesso di mettere in fila le questioni da affrontare prima dell’appuntamento con gli investitori e il tema del rapporto con Cassa è stato attentamente analizzato anche per valutare se un eventuale cambio di pelle della società dei recapiti comporterà una qualche rivisitazione dei termini dell’intesa.
La stessa analisi è stata svolta anche sul contratto che disciplina il servizio universale affidato in gestione a Poste (fino al 2026) e che deve essere rinnovato per il prossimo triennio. Da qui la presenza al tavolo di Catricalà (il Mise è il dicastero di riferimento su questo versante) e dell’Agcom, l’organo deputato a fissare le condizioni generali per l’espletamento dell’attività che assicura l’accesso ai servizi postali essenziali, a prezzi sostenibili, a tutti gli utenti sul territorio nazionale. Il contratto garantisce a Poste il rimborso, dilazionato nel tempo, del 50% dei costi sostenuti dalla società dei recapiti (il valore annuale è nell’ordine dei 300-350 milioni) ed è chiaro che, in vista dell’Ipo, il governo dovrà delineare i contenuti di entrambe le intese. Anche perché, prima del via, il mercato accenderà un faro sui numeri del gruppo, non solo sugli accordi, ma anche sulle principali voci del bilancio (fatturato, utile netto, indebitamento), che ieri sono state esaminate guardando sia alle attività tradizionali che alle performance dei servizi finanziari.
Insomma, l’esecutivo comincia a fissare i primi tasselli per fare in modo che la società possa presentarsi al mercato entro la fine dell’anno, replicando quanto già avvenuto altrove. Dove la maggioranza degli operatori – dalla Germania all’Olanda, fino al Regno Unito, il caso più recente – è stata privatizzata attraverso la quotazione in Borsa, lasciando allo Stato una quota di controllo e assicurando ai lavoratori una partecipazione all’azionariato e alla governance. E, proprio per preparare al meglio l’appuntamento, non è da escludere che la società dei recapiti scelga un proprio advisor – oltre a quello che sarà nominato dal Mef per la quotazione – con il compito di gestire il dialogo con le banche e i potenziali investitori in vista dell’apertura del capitale a nuovi soci.

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