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Parte l’esame del Financial Stability Board sui piani di risoluzione delle banche Ue

Il Financial Stability Board accende il radar sui piani di risoluzione delle banche europee. E invita tutti gli stakeholder interessati – dalle banche alle autorità nazionali, dagli azionisti alle associazioni di consumatori – a inviare dei commenti rispetto alle problematiche legate alla messa a punto dei piani di risoluzione previsti dalla normativa Brrd. L’obiettivo della revisione lanciata nei giorni scorsi dall’Fsb, e che è rivolta alle banche di rilevanza sistemica, è individuare criticità e difformità nell’implementazione dei regimi di risoluzione nelle varie giurisdizioni e proporre possibili correttivi.
Come noto, nel quadro della Brrd, le singole autorità di risoluzione devono preparare i piani di risoluzione di tutte le banche: tali schemi devono contenere in maniera dettagliata le azioni da intraprendere in caso di crisi e creare le condizioni che facilitino l’applicazione degli strumenti di risoluzione, cioè migliorare la “resolvability” delle singole banche.
Non è un mistero che il processo relativo alla raccolta dei piani stia andando a rilento. Così come è noto come l’Srb – l’ente che è deputato alla raccolta dei piani di risoluzione – sia accusato di scarsa trasparenza. Lo scorso dicembre, la Corte dei Conti Ue denunciava come il Single Resolution Board non fosse completamente pronto per affrontare le emergenze: i piani di risoluzione delle banche non erano completi e quelli disponibili non presentavano elementi chiave come un test sulla fattibilità del bail in, una valutazione sull’impatto dei piani sulle altre istituzioni finanziarie, sulle Pmi e sugli investitori retail.
I piani di risoluzione – che si affiancano ai piani di risanamento predisposti dagli intermediari, dove vengono indicate annualmente le misure da attuare ai primi segni di deterioramento delle condizioni della banca – dovrebbero essere messi a punto al più tardi entro il 2020. Al loro interno devono essere indicati peraltro gli obiettivi vincolanti per i requisiti minimi per i fondi propri e passività ammissibili (il cosiddetto Mrel), fronte questo su cui l’Ecofin ha recentemente trovato un accordo (che ha visto l’astensione dell’Italia). In questo senso è previsto che il Single resolution board fissi un requisito minimo sui mezzi propri e sulle passività eligibili (Mrel) all’8% del totale per le grandi banche, mentre è concessa maggiore discrezionalità all’Srb nel richiedere buffer più alti agli istituti che non appaiano sufficientemente sani e più bassi a quelli più patrimonializzati.
Va detto peraltro che, da parte sua, anche l’Srb denuncia come l’Unione bancaria sia ancora incompleta e come questo non aiuti il lavoro. Se l’Autorità di risoluzione riconosce infatti come, con la Brrd, l’Ue abbia creato un quadro di risoluzione efficiente, è anche vero che – ha denunciato il numero uno dell’Srb Elke König a fine 2017 – all’appello manca ancora un regime di insolvenza efficiente e armonizzato per le banche di tutta Europa, nonché – soprattutto – il sistema europeo di garanzia sui depositi.

Luca Davi

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