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Parte l’apprendistato «snello»

A regime la versione definitiva del decreto lavoro. Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale di ieri e l’entrata in vigore da oggi della legge di conversione (la numero 78/2014), si conclude la prima parte dell’intervento legislativo per favorire l’occupazione e semplificare gli adempimenti a carico delle imprese.
Acausalità dei contratti a termine, obbligo di conferma degli apprendisti solo per le aziende con almeno 50 dipendenti, decontribuzione del 35% in caso di applicazione di contratti di solidarietà difensivi assistiti da Cigs con riduzione dell’orario superiore al 20%, smaterializzazione del documento unico di regolarità contributiva sono tra le novità principali introdotte dal decreto, la cui attuazione però non sarà completamente immediata. Le modalità applicative del Durc, per esempio, vanno definite da un decreto ministeriale, così come i criteri per la riduzione contributiva collegata ai contratti di solidarietà.
Subito in vigore, invece, la possibilità di ricorrere a contratti a tempo determinato senza causale nell’arco di 36 mesi comprensivi di eventuali proroghe, che possono essere al massimo cinque. Una “liberalizzazione” rispetto al precedente regime definito dalla riforma Fornero e dal decreto Giovannini, compensata però dal divieto di avere più del 20% di dipendenti a termine (almeno uno per i datori di lavoro che occupano fino a 5 persone).
Sul fronte dell’apprendistato professionalizzante, invece, le Regioni hanno 45 giorni per indicare al datore di lavoro le modalità di svolgimento della formazione pubblica per gli assunti. Scaduto il termine, l’impresa non avrà alcun obbligo e non dovrà temere sanzioni.
Novità accolte con favore dalla platea di operatori intervenuta ieri alla terza edizione di “Tuttolavoro 2014” organizzata a Milano dal Sole 24 Ore. Secondo Marco Stellato, responsabile dell’amministrazione del personale di Linkem Spa, l’eliminazione della causale e gli interventi in materia di proroghe dei contratti a termine rappresentano un deciso passo in avanti del governo in materia di sburocratizzazione. «Pendente la causale, la compilazione del contratto a termine, principale strumento d’ingresso per tutti i nostri nuovi assunti, era oltrechè difficile anche rischiosa specie quando si entrava nello specifico delle mansioni». Semaforo verde anche sulle modifiche nell’apprendistato: «Lo snellimento procedurale è un buon incentivo per ricorrere ad uno strumento che finora abbiamo usato in misura minore rispetto ai contratti a termine», conclude Stellato.
Alla luce delle recenti modifiche l’apprendistato potrebbe diventare più appetibile anche per una spa della moda come Gianni Versace. «Finora è stato uno strumento che abbiamo utilizzato in pochi casi e solo per certe mansioni – spiega la responsabile dell’amministrazione del personale, Mariella Gigliobianco – perchè era zavorrato da numerosi adempimenti anche sul piano della formazione. Ora, dopo le modifiche apportare a quello professionalizzante, da noi utilizzato, ritengo che possa aumentare il suo appeal». Commenti positivi anche sulla nuova disciplina delle proroghe, che «ci mettevano in difficoltà».
Meno positiva è l’opinione di Marino Francesco, consulente del lavoro attivo a Milano, per il quale «quello che si sta facendo in materia di lavoro è ancora troppo poco. La vera priorità dovrebbe essere la sburocratizzazione: i 72 giorni dell’anno persi dalle aziende sul fronte degli adempiementi sono inaccettabili. Molto di più andrebbe fatto inoltre in materie di politiche attive del lavoro».

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