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Parte la lotteria dei revisori

Le società controllate dagli enti locali devono ricorrere al meccanismo dell’estrazione per la nomina dei revisori. È questa la novità contenuta nel cosiddetto «decreto Salva Roma» che estende il meccanismo già sperimentato per la nomina dei revisori degli enti locali alle società da questi controllate. La norma di riferimento è il comma 18 dell’art. 1 del dl 31 ottobre 2013, n. 126.

La ratio della norma, evidentemente, è quella di garantire maggiore imparzialità ed indipendenza anche nel controllo dei conti e della gestione delle società controllate dagli enti locali, sottraendo la nomina dei controllori agli organi politici. È notorio che le società controllate da enti locali sono da tempo oggetto di profonde riforme e di estensione di norme di coordinamento della finanza pubblica tipiche degli enti partecipanti. L’assoggettamento ai vincoli sulle assunzioni, alle norme del patto di stabilità, l’asseverazione dei saldi contabili delle partite intrattenute con gli enti partecipanti sono chiare evidenze di come si voglia dare un «giro di vite» nella gestione di società che spesso hanno costituito un veicolo per aggirare norme vincolanti per gli enti partecipanti generando in capo a questi enormi debiti fuori bilancio. È in questa direzione che va la norma che introduce l’estrazione dei revisori.

L’ambito soggettivo. Le disposizioni in esame si applicano alle società non quotate controllate direttamente o indirettamente da enti locali ai sensi dell’art. 2359, comma 1, del c.c. e alle aziende speciali. Il comma 18 dell’art. 1 del dl 126 disegna, dunque, un perimetro molto preciso all’ambito applicativo della norma: le società oggetto della modifica normativa sono quelle in cui gli enti locali (comuni, province, unioni di comuni, comunità montane e isolane, città metropolitane) detengono la maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria e le aziende speciali. Dal tenore letterale della norma sono, quindi, escluse le società partecipate dalle regioni o dallo Stato e quelle nelle quali l’ente locale non disponga della maggioranza dei voti prevista per l’assemblea ordinaria. Di converso c’è da registrare che rientrano nel perimetro applicativo non solo le cosiddette società «in house providing», detenute al 100% dagli enti locali, ma anche quelle «miste» che vedono la partecipazione di partner privati dove però l’ente locale detenga la maggioranza del capitale. Rientrano altresì nella ambito applicativo le aziende speciali regolamentate dall’art. 114 del Tuel.

Si tratta di enti strumentali dell’ente locale dotati di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal consiglio comunale o provinciale. Stranamente esulano dalla previsione in esame le società partecipate dagli enti locali in via minoritaria ma, che ai sensi dell’art. 2449 c.c., sono titolari di un diritto statutario di nomina di componenti del collegio sindacale.

Decorrenza della nuova norma. Gli enti locali devono procedere all’applicazione delle nuove norme a partire dal primo rinnovo dell’organo di controllo interno successivo all’entrata in vigore del decreto legge 126. In via ordinaria, quindi, per le società di capitale, le prime applicazioni del nuovo meccanismo di nomina dovrebbero avverarsi con l’approvazione del bilancio 2013, laddove a tale data scada il mandato dell’organo di controllo. Diverso è il caso delle aziende speciali dove non sempre la scadenza dell’organo di revisione è collegato alla scadenza del bilancio (in analogia a quanto accade per gli enti locali).

Dal tenore letterale della norma sembra potersi evincere che eventuali dimissioni e nomine di singoli componenti dell’organo di controllo non fanno scattare le nuove modalità di selezione. In ogni caso occorrerà attendere il decreto attuativo da parte del Ministero dell’interno che fisserà le modalità con cui dovranno avvenire le iscrizioni negli appositi elenchi e i sorteggi conseguenti.

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