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Parte la gara per Ansaldo Energia

di Francesco Prisco

Saranno necessarie «decisioni dolorose» per riportare l'industria metalmeccanica di Stato «là dove deve stare». Parole chiarissime quelle che il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi ha pronunciato ieri mattina, presentando i conti 2011 agli analisti. «Dobbiamo fare delle scelte – ha spiegato il numero uno della holding – e investire sui business di successo. Stiamo lavorando e stiamo realizzando i nostri programmi».
Il riferimento è ai processi di riorganizzazione in corso nel gruppo, ai nuovi prodotti (su tutti la nuova release del velivolo Atr annunciata entro l'anno) ma anche alle dismissioni su cui si sofferma il dg Alessandro Pansa: «Valgono circa due miliardi gli asset del gruppo che possono essere venduti. Le cessioni a cui si punta sono nel settore civile, in particolare energia e trasporto ferroviario». L'idea è mettere in cassa almeno un miliardo entro il 2012. C'è in ballo innanzitutto la trattativa che dovrebbe portare, per fine anno, i giapponesi di Hitachi Rail al 50% del capitale di AnsaldoBreda e al 29% di quello di Ansaldo Sts. Per Ansaldo Energia, controllata al 55% dall'industria metalmeccanica di Stato con il socio americano First Reserve titolare del rimanente 45%, ci sono invece almeno due ipotesi. La prima passa per Fondo strategico italiano, società veicolo della Cassa depositi e prestiti che potrebbe rilevare da Finmeccanica il 40% dell'azienda che produce centrali elettriche per una cifra che si aggirerebbe intorno ai 400 milioni (vedi "Il Sole 24 Ore" del 17 marzo 2012). Una «soluzione pubblica» che servirebbe a dare ossigeno a Finmeccanica. La seconda ipotesi è la vendita. Non risulta che la holding presieduta da Orsi fino a qui abbia dato mandati ufficiali per cercare compratori per Ansaldo Energia ma, secondo ambienti vicini all'azienda, non mancherebbero potenziali candidati: dallo stesso fondo First Reserve che sarebbe intenzionato a investire ulteriormente nel capitale della controllata ai tedeschi di Siemens, già in passato fattisi avanti. Opzioni di cui i sindacati neanche vogliono sentire parlare. «Un anno fa, – racconta il segretario di Fim Marco Bentivoglio – quando entrarono gli americani, ci dissero che quello era un sacrificio necessario per rilanciare l'azienda. Oggi scopriamo che si trattava del primo passo verso quella che possiamo definire a tutti gli effetti una dismissione. Perché poi – conclude Bentivoglio – debbano essere ceduti soggetti produttivi tra i più competitivi del gruppo, come Ansaldo Sts e Ansaldo Energia, resta assolutamente un mistero». Massimo Masat, coordinatore nazionale di Fiom, tuona: «Siamo alla svendita dei gioielli di famiglia, ai saldi di fine stagione. Non è tollerabile – secondo il sindacalista – che si possa arrivare a trattare con soggetti che, quando hanno rilevato aziende concorrenti, lo hanno fatto per procedere alla loro dismissione. Il governo non può permettere che una sorte del genere tocchi Ansaldo Energia che ha i conti in regola». Giovanni Contento di Uilm pratica in ultimo una netta distinzione tra la trattativa con Hitachi per AnsaldoBreda e Ansaldo Sts ed eventuali operazioni di cessione di Ansaldo Energia: «Sì alla partnership, no all'uscita di scena definitiva di Finmeccanica. Non possiamo permetterci la leggerezza di svendere tutto a concorrenti stranieri, soprattutto – conclude Contento – se qui in Italia non hanno storie imprenditoriali brillanti».

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