Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Parte la fronda anti-Draghi nella Bce

Parte la congiura degli ortodossi rigoristi contro Mario Draghi, dall’interno della Bce.
Molti governatori delle banche centrali nazionali dell’eurozona, scrive l’agenzia di stampa britannica Reuters in un servizio esclusivo, sono in rivolta contro lo stile troppo personale e accentratore del presidente della Eurotower. E dietro questa critica, si cela appena il loro no all’intenzione di Draghi di condurre una politica monetaria più attiva dell’Istituto centrale dell’euro. Già stamane all’incontro informale, poi domani al board della Bce, è possibile che la contestazione emerga. Almeno dieci dei 24 membri del consiglio, gli stessi che attaccano lo stile di governo di Draghi, sono contro le sue scelte-cardine: il quantitative easing, fino all’acquisto in casi estremi di titoli sovrani, se l’inflazione continuerà a cadere e la congiuntura frenerà ancora, così come l’acquisto di crediti abs e covered bonds. Le forti riserve di Angela Merkel e ancor più del numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, stanno insomma chiamando a raccolta almeno una minoranza di blocco se non una maggioranza.
«Quando Draghi si insediò al posto di Trichet tutti salutammo il suo approccio più informale… ma adesso Mario agisce da solo in modo misterioso, è meno collegiale, i governatori si sentono tenuti all’oscuro, fuori dal centro decisionale. Jean-Claude comunicava di più», dicono alte fonti anonime. Non sono solo critiche di stile: non va giù che Draghi abbia deciso, indicando cifre, aumenti di bilancio della Bce. «Ha creato proprio le aspettative nei mercati che noi volevamo evitare, parlando di un aumento di bilancio d’un trilione ha fatto terra bruciata alle nostre spalle». Le riserve di Angela Merkel, i suoi inviti vaghi e molto democristiani a Draghi e a Weidmann a parlarsi, hanno rilanciato la contestazione al presidente. Sotto accusa dei governatori nazionali sono tra l’altro il discorso a Jackson Hole in cui Draghi aveva preannunciato ampie “misure non convenzionali” contro deflazione e recessione, e l’annuncio di un aumento di bilancio Bce “vicino alle dimensioni dell’inizio del 2012”. I governatori tuonano: «Avevamo raggiunto con lui un accordo, di non parlare di cifre, il suo riferimento al bilancio 2012 ha irritato molti di noi».
Sono obiezioni pericolose per “Supermario”, perché coincidono con quelle della Bundesbank. E alcuni governatori aggiungono: «Se andiamo avanti così, sarà senza Jens», cioè senza Weidmann, presidente di Buba. Poi seguono attacchi allo stile: «Alle riunioni sta lì con tre cellulari sul tavolo, spesso scrive sms o esce per parlare sul cell». Gli oppositori sono numerosi: i governatori tedesco, olandese, lussemburghese, èstone, lèttone, e (pare) slovacco, sloveno, austriaco. Tutti di “scuola” tedesca. Non a caso ieri proprio l’austriaco Ewald Nowotny ha ammonito che non ci saranno acquisti di titoli sovrani prima dell’anno prossimo, e «devono essere proporzionali ai contributi di ogni paese al bilancio Bce», cioè privilegiare acquisti di bund tedeschi.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa