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Parte il Salva-Stati, in cassa 500 miliardi

L’Esm, il fondo salva-Stati permanente, è diventato operativo. Dopo oltre un anno dalla decisione politica dei capi di governo che ne avevano approvato la creazione, il “Meccanismo di stabilità europeo” è stato varato ieri a Lussemburgo dai ministri dell’Economia dei diciassette Paesi della zona euro che siedono anche nel suo consiglio di amministrazione, presieduto dal lussemburghese Jean Claude Juncker. L’Eurogruppo ha affrontato anche l’emergenza Grecia, chiudendo definitivamente la possibilità di concedere al Paese una consistente proroga per l’applicazione delle riforme chieste da Bruxelles. Atene, ha detto Juncker, ha solo dieci giorni di tempo, fino al summit Ue del 18 ottobre, per dimostrare «al più tardi» di essere in grado di «mettere in atto le riforme
». Altrimenti non verrà sbloccata la prossima tranche degli aiuti, 31,5 miliardi di euro.
L’Esm, il meccanismo varato ieri sera, è lo strumento principale della strategia europea di difesa dell’euro messa a punto dai governi. Potrà finanziare Paesi che non riescono più ad accedere al mercato dei capitali. Potrà intervenire come arma anti-spread acquistando titoli di debito pubblico sul mercato primario e secondario. Potrà finanziare direttamente la ricapitalizzazione delle banche in crisi, senza pesare sui bilanci nazionali, ma solo dopo che i governo della zona euro avranno dato vita al sistema di sorveglianza unica del sistema creditizio. Tuttavia, come ha ricordato ieri lo stesso Juncker, «non è stato concepito come uno strumento isolato».
Il nuovo meccanismo di stabilità succede all’Efsf, il fondo salva stati provvisorio messo in piedi frettolosamente all’inizio della crisi greca, e sarà gestito dallo stesso staff e dallo stesso direttore generale, il tedesco Klaus Regling. Ma sarà più forte, più flessibile e meglio strutturato del suo predecessore. Fin da subito avrà una capacità di intervento di 200 miliardi di euro, che a luglio prossimo arriverà a 500 miliardi. A questi si aggiungeranno i duecento miliardi non ancora utilizzati dall’Efsf. In totale, dunque, una “capacità di fuoco” di settecento miliardi di euro, che potrebbe anche essere aumentata in caso di bisogno. Il capitale iniziale sarà di 80 miliardi, versati direttamente dai diciassette stati membri, il resto è rappresentato
da impegni di intervento fino al massimo di settecento miliardi. Ogni Paese partecipa alla capitalizzazione sulla base della propria ricchezza. L’Italia risponde per il 17,9 per cento del capitale (125 miliardi). La Francia per il 20,3. La Germania per il 27,1. Come l’Efsf, l’Esm opera emettendo titoli per raccogliere sul mercato i capitali necessari a finanziare le sue operazioni qualora questo si renda necessario. E ieri Regling ha rilevato che il 40 per cento del capitale raccolto dall’Efsf è stato finanziato «da Paesi asiatici », in particolare Cina e Giappone. Le agenzie di rating Fitch e Moody’s hanno già attribuito al fondo una quotazione tripla A (accompagnata tuttavia per Moody’s dall’outlook negativo), che dovrebbe consentirgli di finanziarsi a tassi molto vantaggiosi.
Dopo il varo del Meccanismo, i ministri dell’Eurogruppo ieri si sono concentrati sulle altre emergenze della zona euro, il Portogallo e la Spagna. A Lisbona verranno versati altri 4,3 miliardi di euro nell’ambito del piano di salvataggio. Mentre, per quanto riguarda la Spagna, i governi della zona euro
si sono limitati ad esprimere un forte sostegno per le misure annunciate dal governo Rajoy, e sembrano condividere l’idea che una eventuale richiesta di aiuti possa aspettare.
Oggi i ministri finanziari affronteranno altre due questioni cruciali. Una è la discussione sul bilancio, con la proposta britannica di sdoppiare il budget comunitario tra Paesi dell’eurozona e Paesi “esterni”. L’altra è la questione della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie fortemente voluta da francesi e tedeschi. Finora otto Paesi sono pronti ad approvarla: Francia, Germania, Belgio, Austria, Portogallo, Slovenia, Estonia e Grecia. Ma per varare una cooperazione rafforzata a livello europeo ne occorrono almeno nove. L’Italia, ha spiegato ieri il ministro Grilli, deciderà oggi se sciogliere la propria riserva, e così pure dovrebbe fare la Spagna. Tuttavia in tarda serata sono arrivate indiscrezioni delle agenzie di stampa secondo le quali l’Italia dovrebbe dare oggi la sua adesione, portando a nove il numero dei Paesi favorevoli.

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