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Parte il ricollocamento del 3,8% di Mediobanca

Il collocamento del pacchetto Mediobanca in pancia a Fondiaria Sai sarà una partita lunga il cui esito, al momento, è ancora da scrivere. I giochi, in ogni caso, dovrebbero compiersi a ridosso della scadenza del patto, ossia nell’autunno 2013. Già ora, tuttavia, sarebbero scattate le prime riflessioni: possibile che si arrivi al rafforzamento di alcuni soci interni al gruppo B? Certo, ma si può immaginare, al contempo, che si concretizzi l’ingresso di azionisti esteri che diano forza al progetto di internazionalizzazione di Piazzetta Cuccia, ambizione che l’istituto inserirà tra i tasselli chiave del nuovo piano industriale?
Le premesse
FonSai, come da obblighi assunti con l’Antitrust, deve cedere il 3,83% di Mediobanca. La compagnia ha già compiuto un passo concreto in questa direzione nei giorni scorsi. La società ha infatti congelato la quota parcheggiandola presso un escrow account di Bnp Paribas. Così facendo ha di fatto messo a disposizione degli altri soci dell’istituto la partecipazione. In particolare, gli azionisti del patto appartenenti al gruppo B, quello degli industriali, potrebbero esercitare fin da ora il diritto di prelazione pro quota. Tuttavia, come è noto, lo statuto di Mediobanca stabilisce che nessun socio, salvo specifica autorizzazione, possa salire oltre il 2% del capitale della banca. Addirittura, il patto arriva a disciplinare il tetto massimo di titoli Mediobanca che ciascun azionista può acquistare. Si apprende dunque che il gruppo B, stante così le cose, può assorbire solo parzialmente il pacchetto che FonSai mette sul mercato. In particolare, dei 33 milioni di azioni che la compagnia vende, il gruppo B ne può acquistare poco meno di 22 milioni. Circa 11 milioni di titoli andrebbero dunque ricollocati.
I rimedi
La soluzione potrebbe essere quella di fare richiesta al presidente del patto di rivedere i tetti di acquisto. Richiesta che dovrebbe comunque ricevere il sigillo di tutti soci. Prima, peraltro, sarebbe opportuno capire chi tra i soci del gruppo B possa essere interessato ad assorbire parte della quota. A quanto si apprende, in pochi hanno avviato valutazioni approfondite sul tema. Alcuni, in ogni caso, si riterrebbero già soddisfatti della posizione attualmente occupata. Altri, come le Generali, pur potendo sulla carta acquisire ancora delle azioni, non lo possono fare per la normativa sulle partecipazioni incrociate. Altri ancora, potrebbero valutare una crescita. Ma a questo punto l’aspetto dirimente potrebbe diventare il prezzo di vendita. Visti i corsi attuali per alcuni soci comprare delle azioni potrebbe rivelarsi utile per mediare i valori di carico. Tuttavia, FonSai ha iscritto in bilancio la partecipazione a poco meno di 7 euro a titolo contro i 4,3 euro attorno ai quali quota Piazzetta Cuccia. Insomma, la trattativa è tutta da intavolare. È stato però possibile percepire che in caso di necessità ogni singolo socio potrebbe fare il proprio dovere. E per quel che avanza potrebbero essere chiamati in causa gli altri azionisti del patto. Il gruppo C, quello dei soci stranieri, è però composto da Groupama e da Vincent Bolloré e in pochi, soprattutto in questa fase, scommetterebbero su un rafforzamento dei due azionisti francesi. Vuoi perché già dispongono di quote decisamente rotonde vuoi perché più volte si è chiacchierato, soprattutto riguardo a Groupama, di un possibile alleggerimento. L’alternativa sarebbero gli azionisti del gruppo A. Tra questi figurano UniCredit e Mediolanum e ancora una volta appare difficile immaginare che possano essere loro a prendersi carico di quelle azioni. Tanto più che sollecitare l’intervento del gruppo A e del gruppo C comporterebbe una revisione complessiva dei pesi e degli equilibri interni al patto.
Il piano B
L’uscita di FonSai da Mediobanca potrebbe allora diventare l’occasione per una svolta in Piazzetta Cuccia. Magari una parte di quel pacchetto potrebbe essere collocata nelle mani di investitori esteri. Una casa d’investimento o una banca europea? È l’ipotesi. Dopo l’uscita dal patto di Sal.Oppenheim e di Commerzbank, una nuova presenza straniera potrebbe facilitare il processo di internazionalizzazione che rappresenterà uno dei pilastri del nuovo piano industriale della banca. Peraltro, se la quota fosse collocata extra patto, Mediobanca centrare l’obiettivo di un patto ancora più leggero e di un flottante più ampio.

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