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Parte il pressing sui minimi

di Antonio Criscione e Jean Marie Del Bo

I minimi finiscono sotto monitoraggio. L'agenzia delle Entrate si sta muovendo, infatti, per verificare se e come il boom dei minimi registrato dai dati sulle dichiarazioni dei redditi 2010 relative al periodo d'imposta 2009 sia stato "forzato" dai contribuenti per entrare in un regime fiscale più conveniente. Uscendo, per esempio, dall'Irap e dagli studi di settore. Anche su questo fronte si fanno sentire, infatti, gli effetti della crescita numerica dei minimi: aumentano, infatti, i congrui naturali proprio perché non rientrano più negli studi di settore contribuenti che, in passato, spesso rientravano fra coloro che sceglievano la strada dell'adeguamento.

Uno strumento flessibile

Gli studi di settore, in ogni caso, mostrano una buona flessibilità rispetto all'andamento della realtà economica dei contribuenti che li applicano. E così mentre sono alle ultime battute i lavori per elaborare i correttivi rispetto alla crisi 2010, uno studio della Sose (società per gli studi di settore) fa il punto sull'effetto che gli studi hanno avuto «a garanzia della tax-compliance». Un dato significativo è rappresentato anche dalla riduzione progressiva della forbice tra i volumi d'affari dichiarati da alcune categorie di soggetti che applicano gli studi (una parte di quelli ritenuti meno "virtuosi" in quanto in contatto con i consumatori finali, si veda il grafico in pagina) e i consumi delle famiglie rilevati dall'Istat, che mostrano come ancora nel 2009 il livello del volume d'affari non dichiarato sia rimasto stabile al 16,7% (come nel 2008, tenendo conto che solo nel 2007 era sceso al 14,9 per cento). Un buon risultato visto che dallo stesso confronto nel 1995 la differenza era del 42 per cento.

In sede di dichiarazioni 2010 è stato il 12,2% dei contribuenti ad adeguarsi ai risultati di Gerico. Il 3,7% dei soggetti, pur non raggiungendo il ricavo o compenso puntuale, ne dichiara uno superiore al minimo stabilito, mentre la percentuale dei contribuenti non congrui, con ricavo o compenso dichiarato inferiore al minimo, è del 15,7 per cento.

Un indice di flessibilità degli studi individuato da Sose, nonostante il periodo di forte crisi economica, è l'aumento dei contribuenti congrui naturali, che salgono al 68,4 per cento. Un risultato che è stato possibile solo grazie al fatto che per il periodo d'imposta 2009 oltre 2.700.000 soggetti, quasi l'80% della platea di contribuenti che hanno applicato gli studi di settore, hanno usufruito dei correttivi anticrisi. Tra quanti non erano congrui, ma non hanno neanche ritenuto in sede di dichiarazione di dovere adeguarsi, è ulteriormente cresciuto il numero di coloro che hanno utilizzato il campo annotazioni: sono passati a 277.000 dai 265.000 dell'anno precedente (in cui c'era stato un vero e proprio boom nell'utilizzo di questo strumento di comunicazione).

La compliance

La flessibilità non sembra però indicare una sorta di "arrendevolezza". Nel corso del tempo, infatti, i ricavi dichiarati dalle imprese soggette all'applicazione degli studi di settore sono di fatto più che raddoppiati dal 1999 al 2009. E i redditi dichiarati sono cresciuti del 30% considerando però che negli ultimi due anni c'è stato l'effetto della crisi, perché al 2007 l'incremento era del 56 per cento. Risultati notevolmente inferiori si registrano dal punto di vista della crescita dei valori dichiarati per le imprese oltre la soglia degli studi e quelle non tenute ad applicarli. E il risultato fiscale di fronte alla crisi resta meno penalizzante per l'Erario per le imprese che applicano gli studi.

«Gli strumenti – spiega il presidente della Sose, Giampietro Brunello – hanno tenuto sia dal punto di vista dei redditi che da quello dei ricavi. Oltre a confermare la propria capacità di affrontare con flessibilità il periodo della crisi». Questo anche grazie ai correttivi varati in passato. E proprio questa flessibilità porterà a rivedere i correttivi per il periodo d'imposta 2010: individuando strumenti in grado di favorire i contribuenti ancora colpiti dalla crisi. Per gli altri settori, invece, l'uscita dalla crisi si accompagnerà a un recupero di ricavi.

I minimi

Sullo sfondo il nodo-minimi. Nel 2009 i soggetti che hanno scelto questo regime sono stati 627.322, in forte crescita rispetto all'anno precedente (+ 23,8%). Da qui l'intenzione di andare a vedere quando la scelta di questo regime è stata strumentale ed è stata effettuata solo per trovare vantaggi fiscali. Il successo ha portato, dunque, il nuovo regime sotto i riflettori. Con analisi che sono in corso per verificare le situazioni considerate a rischio evasione.

 

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