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Parte il Pos, ma il prezzo è alto

Il conto alla rovescia è terminato. L’obbligo dei Pos per professionisti, imprese e lavoratori autonomi è entrato in vigore. All’orizzonte, però, per stessa ammissione del sottosegretario all’economia e alla finanze, Enrico Zanetti, non è prevista nessuna sanzione nel caso in cui i soggetti interessati non consentano ai propri clienti di effettuare pagamenti con il bancomat o altre carte di debito per importi sopra i 30 euro. Un obbligo, quello dell’installazione dei Pos che si è trasformato in un vero e proprio onere in termini economici. In base ad uno studio condotto dalla Confesercenti, infatti, per una Pmi che compie 50 mila euro di transazioni l’anno, il costo potrebbe raggiungere quota 1.700 euro l’anno. E se, da un lato, tutte le forze politiche, hanno chiesto al ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, l’apertura di un tavolo ad hoc per il riordino del sistema e per la rinegoziazione delle tariffe con le banche, dall’altro lato c’è chi esprime forti perplessità non solo sotto il profilo economico. «In termini di lotta all’evasione è sacrosanto continuare a spingere perché aumenti l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciati e diminuisca quello del contante ma», ha sottolineato Zanetti, «ma introdurre una norma che obbliga tutti gli esercenti e i professionisti a dotarsi di Pos senza prima aver creato le condizioni perché questo obbligo possa essere rispettato è la quintessenza di un approccio statalista che sta massacrando il paese». Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Confederazione libere associazioni artigiane italiane (Claai), secondo cui «in base a un calcolo effettuato dalla Claai un artigiano che incassa 50 mila euro l’anno con il Pos sarebbe costretto a pagarne 591,50 per l’utilizzo di un apparecchio base, 604 con un cordless, 620 se collegato con Gsm». Non da meno Confcommercio secondo la quale, «obbligare le imprese all’accettazione del sistema di pagamento elettronico senza intervenire in modo adeguato sulla ridefinizione delle commissioni bancarie significa penalizzare ulteriormente il tessuto produttivo e rischia di tradursi solo in maggiori introiti per il sistema bancario. All’orizzonte, però, si è aperto un piccolo spiraglio per i soggetti interessati. Telecom Italia e Payleven hanno, infatti, siglato un accordo per offrire il servizio di mobile Pos a condizioni particolarmente vantaggiose. Una sufficienza stiracchiata alla misura arriva anche sul fronte della lotta all’evasione. Per Giacomo Portas, presidente della Commissione di vigilanza anagrafe tributaria, «la tracciabilità per i pagamenti anche per i professionisti, tramite Pos è un primo passo per sconfiggere l’evasione. Ma se i costi bancari non caleranno la misura rischia di essere controproducente». A bocciare senza appello, invece, l’obbligo dei Pos è Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia secondo cui «l’introduzione di misure pasticciate non serve nella vera lotta all’evasione». Non si allontana, poi, Unimpresa, per la quale «l’obbligo del Pos è una misura inutile per combattere l’evasione fiscale. La norma, infatti, è facilmente aggirabile: professionisti, artigiani e commercianti potranno proporre uno sconto ai clienti che pagano in contanti e aggireranno il pagamento elettronico, evitando così la tracciabilità della transazione».

Nessuna pietà, invece, da parte del Codacons che, per protestare contro esercenti, artigiani e professionisti che non si sono muniti di Pos, ha esortato tutti i consumatori a rifiutarsi di pagare importi superiori a 30 euro in contanti e a farsi, invece, mandare il conto a casa. A promettere battaglia è, sul fronte opposto, anche l’Adusbef (Associazione difesa utenti servizi bancari), secondo cui «proprio alla luce del fatto che non sono previste sanzioni, è necessario che gli esercenti disobbediscano per quanto loro è possibile».

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