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Parte il piano Draghi: «Ora più crescita»

Ora c’è la data ufficiale: il programma di acquisti di titoli pubblici sul mercato secondario della Bce partirà il 9 marzo. Nel comunicarlo, al termine del Consiglio direttivo che si è svolto in trasferta a Cipro, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha ricordato gli elementi principali dell’intervento straordinario espansivo di politica monetaria — il cosiddetto quantitative easing — che scatterà lunedì chiamando all’azione le singole banche centrali nazionali dell’eurozona: 60 miliardi di acquisti al mese di titoli — con scadenze dai 2 ai 30 anni e tassi anche negativi entro lo 0,20% — fino a settembre 2016 o oltre se l’obiettivo di riportare il tasso di inflazione vicino al 2% non si fosse nel frattempo avvicinato. Un’operazione da almeno 1.100 miliardi, dunque, che punta a «rafforzare la trasmissione delle nostre misure all’economia reale, contribuendo a un miglioramento nelle prospettive di crescita». Alcuni effetti positivi, ha aggiunto Draghi, si sono già realizzati dopo l’annuncio del piano di acquisti fatto il 22 gennaio — sono migliorate le condizione del credito a famiglie e imprese — tanto che le previsioni economiche hanno ripreso slancio: «In prospettiva ci aspettiamo che la ripresa economica si allarghi e si rafforzi gradualmente» ha detto rilevando che secondo gli economisti della Bce il Pil dell’eurozona crescerà nel 2015 dell’1,5%, nel 2016 dell’1,9% e nel 2017 — ed è il primo dato che viene fornito a riguardo — del 2,1%. Un timidissimo segnale di questa schiarita dell’economia, si scorge anche nelle cifre fornite ieri dall’Istat per l’Italia, dove nel quarto trimestre del 2014 si è interrotta, dopo tredici trimestri consecutivi, la caduta del Prodotto interno lordo anche se su base annua resta la recessione dello 0,5% accumulata lo scorso anno. L’ottimismo dell’Eurotower sulla crescita è comunque controbilanciato dalle stime sull’inflazione riviste invece in peggioramento per quest’anno, quanto toccherà quota zero, con la discesa del prezzo del petrolio a fare da motore alle une e alle altre. Nel 2016 i prezzi dovrebbero risalire all’1,5% e nel 2017 dell’1,8%. 
«I rischi al ribasso per l’economia permangono ma si sono attenuati», ha detto ancora Draghi secondo il quale i veri timori sono legati all’azione dei governi che in questa fase deve essere più decisa. «Per aumentare gli investimenti, promuovere la creazione di posti di lavoro e far salire la produttività bisogna accelerare l’attuazione delle riforme — che devono essere credibili e efficaci — in particolare quelle che riguardano il mercato dei prodotti e quello del lavoro». Quanto ai bilanci, bisogna rispettare le regole del patto di stabilità e crescita.
La situazione della Grecia, in questo quadro, preoccupa, ma Draghi, pur annunciando un aumento di 500 milioni dell’Ela, cioè della liquidità d’emergenza messa a disposizione della banca centrale greca che arriva così a 68,8 miliardi di euro non è stato indulgente. «La Bce fino a oggi ha prestato 100 miliardi alla Grecia che sono pari al 68% del Pil greco. È il livello più alto di tutta l’eurozona. Si potrebbe dire che la Bce sia la Banca centrale greca» ha affermato ironizzando sulla vicenda. In ogni caso la Bce «è pronta» a ristabilire la deroga sui collaterali che consente i prestiti diretti alle banche greche, «non appena il Paese andrà verso la conclusione positiva del programma di riforme», ha aggiunto criticando le troppe parole degli esponenti del governo di Atene. Se c’è una comunicazione che crea volatilità, aumentano gli spread e si dissolve la credibilità dei titoli. «La comunicazione è cruciale». L’intervento di Draghi a Cipro ha elettrizzato i mercati alimentando il progresso dei listini ed il calo degli spread. Piazza Affari ha guadagnato l’1,22% mentre il differenziale tra il Btp e il Bund è sceso fino a 93 punti per chiudere a 95,5. Euro sempre più vicino alla parità col dollaro, fino a toccare 1,1004.

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