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Parte il lavoro sui nuovi tribunali

di Giovanni Negri

Il ministero della Giustizia accelera sulla nuova geografia giudiziaria. La manovra non è ancora stata pubblicata in «Gazzetta» e già il guardasigilli Francesco Nitto Palma annuncia di avere incaricato lo staff di via Arenula della costituzione di un gruppo di lavoro dedicato alla riforma. Con l'obiettivo di portare a casa, magari prima dello spirare dei 12 mesi che la delega in manovra affida al ministero, un intervento che, almeno nelle premesse, si annuncia di grande rilevanza.

Il ministro non lo nasconde, anzi lo enfatizza: «Oggi, anche a causa delle difficili condizioni economiche, è venuto il tempo di superare ogni localismo e di curare esclusivamente l'interesse del Paese, recuperando risorse ed efficienza al sistema giudiziario che deve diventare uno dei volani per il recupero della competitività dell'Italia rispetto agli investitori internazionali».

L'appello del ministro cade però tra le perplessità politiche e le contrarietà dichiarate dell'avvocatura e della magistratura. Sul primo versante, un ordine del giorno di matrice Pd, approvato nell'ambito della discussione finale sulla manovra, impegna il Governo a un supplemento di analisi e di riflessione, a sentire, prima di prendere decisioni, tutte le categorie professionali e gli enti interessati e a non fare mancare le risorse per il processo telematico anche nel campo penale. Per il documento approvato, la riforma non deve essere una pura formalità per cancellare sedi giudiziarie. Meglio sarebbe stato procedere allora con una legge ordinaria.

Osservazione, quest'ultima, condivisa dagli avvocati che questa mattina hanno convocato a Roma gli stati generali dell'avvocatura. Il presidente dell'Oua Maurizio De Tilla replica alle dichiarazioni di Palma sottolineando che «questa non è di certo una riforma epocale. Il dubbio è se assistiamo a un ennesimo spot pubblicitario, come già avvenuto con la fantomatica diffusione del processo telematico, con la presunta riduzione dei riti, con il nuovo e controverso meccanismo di invio telematico delle notifiche, o, peggio ancora, come con la pessima normativa sulla mediaconciliazione obbligatoria, un sistema incostituzionale. Serve un'inversione di rotta con progetti più credibili e sostenibili. Altro che localismi, al nostro Paese serve finalmente un progetto forte e organico di riforma del settore».

E anche i magistrati indicano i punti critici. Per l'Anm «la ridefinizione dell'assetto territoriale degli uffici requirenti anche con l'accorpamento in un unico ufficio di procura della competenza allo svolgimento di funzioni requirenti in più tribunali è del tutto fuori dal sistema e foriera di gravi disfunzioni sul piano organizzativo». Inoltre, «non appare razionale escludere dalla possibilità di accorpamento i tribunali con sede nei comuni capoluogo di provincia alla data del 30 giugno 2011 e dunque senza un coordinamento con la contemporanea scelta di soppressione di alcune province e senza tenere in considerazione le caratteristiche dei tribunali presenti. Allo stesso modo, appare irrazionale la previsione diretta a garantire comunque la presenza di almeno tre degli attuali uffici giudiziari in ogni distretto, a prescindere dalle dimensioni del distretto e dei tribunali».
 

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