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Parte il “For working” lavoro sempre più flessibile senza orari e reperibilità

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazione, si chiama “For working” e da maggio farà il suo esordio in una multinazionale del settore chimico, Sasol Italy. For sta per flessibilità, obiettivo, risultati: è regolato da un accordo programmatico firmato il 9 luglio 2020 da Federchimica, Farmindustria, Filctem — Cgil, Femca- Cisl, Uiltec-Uil, che già nelle prime righe chiarisce che non si tratta di telelavoro né di lavoro agile, ma di un “moderno rapporto di lavoro subordinato”. Anche se «sono molte le aziende interessate del settore chimico e farmaceutico, e qualcuna, come Sanofi, sta già sperimentando altre forme di smart working molto avanzato», chiarisce Nella Garofalo, segretaria generale Femca Cisl, al momento solo Sasol è pronta a partire con il For working, dopo un lungo periodo di preparazione e un accordo aziendale siglato con le Rsu il 21 gennaio di quest’anno. «Partiremo con una sperimentazione di sei mesi limitata alla sede di Milano — spiega Monica Pirali, senior manager risorse umane Sasol Italia — e ad alcune figure professionali, con l’idea di allargare in seguito la sperimentazione anche ad altri profili: una parte di lavoro amministrativo, una parte di lavoro legato ai servizi informatici e ai servizi di controllo di gestione, e anche alcune funzioni che si avvicinano di più al settore commerciale. Non tutti possono accedere allo stesso tipo di flessibilità, per cui Sasol sta anche ragionando su altre forme di lavoro flessibile”.
Sasol è presente in 32 Paesi con oltre 31 mila dipendenti. In Italia ha tre stabilimenti, ad Augusta (Siracusa), Terranova dei Passerini (Lodi) e Sarroch (Cagliari), e una sede a Milano; in tutto conta 632 dipendenti. Quelli coinvolti nell’esperimento pilota di For working al momento sono solo una ventina: faranno da apripista anche per far emergere eventuali esigenze di correzione dell’accordo. «Dematerializzare il luogo è più semplice di dematerializzare il tempo, richiede un grande senso di responsabilità, sia da parte del dipendente che del datore di lavoro. — osserva Monica Pirali – . Il For working non prevede nessun obbligo di presenza, neanche settimanale o mensile, e nessun obbligo di orario al di là di quelli suggeriti dal buon senso, per esempio se c’è un incontro programmato».
«Il diritto di disconnessione viene superato a piè pari — conferma Aldo Zago (Filctem Cgil) — l’accordo prevede in maniera chiara che è il lavoratore che decide qual è il suo orario. Il mio lavoro verrà misurato solo sugli obiettivi concordati, sui quali però è prevista anche una revisione periodica, perché magari potrebbero risultare troppo gravosi da raggiungere nel tempo stabilito».
Le aspettative di Sasol sono molto elevate: l’amministratore delegato Filippo Carletti parla di «una fantastica opportunità per imparare che è possibile attuare una nuova modalità di lavoro», e già punta «a introdurre con successo, in futuro, anche altre forme moderne di lavoro». I sindacati sono più prudenti: «Il For working non deve svincolare il lavoratore dall’azienda per la quale lavora. — osserva Nella Garofalo — Ci sono luci e ombre: è una modalità molto innovativa, ma non bisogna estromettere il lavoratore dal luogo di lavoro, che è anche un luogo di aggregazione e di vita sociale».
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