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Parola alla Bce, il mercato vuole una mossa

Se non oggi, a luglio. Un taglio del tasso del rifinanziamento principale della Bce dello 0,25%, che porterà il saggio guida dell’Eurozona dall’1% allo 0,75% azzerando tanto la remunerazione della deposit facility quanto il tasso overnight Eonia, non è una questione di “se” ma solo di “quando” per i mercati. Se non verrà deciso al Consiglio direttivo della Bce di oggi, sarà per il prossimo. Gli ultimi dati sull’andamento dell’economia nella zona dell’euro, dagli indici manifatturieri a quelli dei servizi, dall’andamento dell’inflazione alle vendite al dettaglio per finire alla flessione dei prezzi di materie prime e petrolio, confermano il peggioramento del quadro macroeconomico e il freno alle spinte inflazionistiche, spalancando così la porta a un ulteriore allentamento della politica monetaria dell’Eurotower.
Le aspettative dei mercati tuttavia oggi vanno ben oltre il calo del costo del denaro, perché la Bce viene considerata l’unica istituzione europea veramente in grado di intervenire di peso, prontamente e in maniera efficace, contro la crisi dell’euro. Le decisioni e gli orientamenti del Consiglio direttivo dell’Eurosistema verranno quindi analizzati a fondo dagli operatori in cerca di indizi, spunti e inclinazioni del Presidente Draghi in merito a nuove operazioni LTRO e/o alleggerimenti dei collaterali dati in garanzia, oppure l’estensione oltre luglio dei prestiti MRO senza limite di importo; al riavvio del Securities markets programme di acquisto di titoli di Stato; alle formule innovative di ricapitalizzazione delle banche e di creazione di un’authority bancaria europea; al progetto di imporre perdite ai creditori privati, sottoscrittori di obbligazioni bancarie senior, nei casi di fallimenti bancari.
Il taglio dei tassi
Tutti gli indicatori economici dell’eurozona negli ultimi giorni e nelle ultime settimane, stando all’opinione unanime degli economisti delle grandi banche internazionali, porteranno la Bce oggi a rivedere con limatura al ribasso le previsioni sulla crescita dell’Eurozona per quest’anno (negativa) e l’anno prossimo. Solo una minoranza degli economisti prevede un taglio dei tassi «a sorpresa» già oggi dello 0,25%: sono in molti a ritenere infatti che Draghi non userà una munizione così pesante (dopotutto non ne restano molte alla Bce) prima del Consiglio Europeo del 28-29 giugno. I mercati saranno contenti se già nel linguaggio della Bce oggi si percepirà un’apertura a un prossimo taglio: in fondo, è così che operano le banche centrali. Draghi inoltre ha messo bene in chiaro nei suoi ultimi interventi che non spetta alle banche centrali intervenire su terreni che sono di competenza dei Governi: la crisi dell’euro è dovuta a un vuoto di governance e di incertezza sul futuro dell’unione politica e fiscale. I mercati si attendono nel complesso un taglio dello 0,25% in luglio e un altro analogo entro settembre: tant’è che Euribor ed Eonia viaggiano già ben sotto l’1 per cento.
La liquidità
Le due operazioni straordinarie LTRO a tre anni per un totale di 1.000 miliardi, finora costate alle banche l’1%, sono servite innanzitutto ad agevolare il rimborso dei bond bancari in scadenza quest’anno e nel 2013 in un momento in cui il funding sul mercato dei capitali è inaccessibile o troppo oneroso per le banche. Una buona parte di questa liquidità è stata impiegata dagli istituti spagnoli e italiani per acquistare i titoli di Stato domestici in asta e sul secondario, assorbendo le vendite dei non-residenti ma rafforzando la catena perversa che lega il rischio-Stato al rischio-banca. L’operazione ha poi deluso nel favorire il credito a imprese e famiglie per sostenere l’economia. Il perdurare della crisi del debito sovrano europeo spinge ora il mercato a sollecitare una terza LTRO straordinaria, per allentare qualsiasi tensione: triennale, quinquennale, biennale, purchè la Bce faccia qualcosa oggi.
Ma il cattivo funzionamento delle “cinghie di trasmissione” della politica monetaria dell’euro non fa ben sperare in una nuova LTRO immediata. I tasso overnight Eonia è già prossimo allo 0% mentre l’Euribor è ben sotto l’1%: chi ha i mutui e i prestiti indicizzati a questi parametri ne trae beneficio, ma il costo del denaro per imprese, banche e famiglie nei paesi periferici in questo momento non è dettato dal tasso Bce o dalla liquidità ma dallo spread tra i titoli di Stato periferici e tedeschi. Federal Reserve e Bank of England hanno adottato il quantitative easing perché acquistando i titoli di Stato a lungo termine del proprio paese ne abbassano i rendimenti e a cascata riducono il costo del denaro per famiglie, imprese e banche. Non funziona così nell’Eurozona dove i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi sono ai minimi storici senza “QE” della Bce. Il tanto atteso taglio dall’1% allo 0,75% avrà comunque conseguenze importanti sulle LTR0 triennali perché anche il loro tasso calerà in quanto, perché come ha ricordato Marco Valli economista di Unicredit, le LTRO sono indicizzate al tasso di rifinanziamento. Le banche pagheranno alla fine del periodo di detenzione della liquidità (al massimo tre anni ma possono uscire anche dopo un anno) un tasso medio: l’1% è stato solo il tasso iniziale, quello finale si adegua ai tassi Bce. Un altro intervento più soft a favore della distribuzione della liquidità nel sistema potrebbe essere deciso oggi sulle garanzie collaterali: un allentamento dei requisiti o un contenimento degli haircut favorirebbe le banche più piccole o con rating più bassi.

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