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Parmalat, tre mesi alla cordata italiana

di Roberto Bagnoli

ROMA — In pochi minuti il Consiglio dei ministri ha aperto e chiuso il problema. Contro le scalate straniere è stato approvato un decreto che consente alle società quotate di spostare entro fine giugno le assemblee — anche se già convocate — per l’approvazione del bilancio e il rinnovo degli organi sociali. In questo modo ci sarà più tempo per organizzare una eventuale cordata italiana per sfidare i francesi sul controllo di Parmalat ed evitare che Lactalis, nella prossima assemblea già convocata, possa nominare gli amministratori. Questa era la preoccupazione principale del ministro dell’Economia Giulio Tremonti che però ha spiegato ai colleghi che si tratta solo di una prima mossa. Seguiranno altre ipotesi di intervento normativo che potranno tra l’altro prendere la forma di emendamenti al decreto legge ieri approvato — quasi certo il rafforzamento dei poteri Consob nel caso di change control a seguito di acquisto sensibile di azioni — e una più larga consultazione europea. Quest’ultimo passaggio si riferisce alla volontà del governo di introdurre norme anti-scalate, compresa la clausola di reciprocità, uguali a quelle francesi approvate nel gennaio 2006 dal presidente Chirac. Al più presto il governo italiano invierà una lettera a Bruxelles per una sorta di nulla osta preventivo da parate della commissione europea poiché da tempo si sono accesi i riflettori comunitari sulla validità della mossa francese. La lettera italiana ha lo scopo di accelerare le verifiche. Se passa la soluzione-Chirac, automaticamente l’Italia seguirà in modo simmetrico. È una soluzione soft scelta dal ministro Tremonti per non dare all’estero negativi messaggi di un ritorno al protezionismo. Il presidente della Consob Giuseppe Vegas ha sottolineato che il decreto «affronta solo i tempi delle assemblee e ogni impresa vedrà come gestirli, vedremo l’attuazione concreta che avrà» . Per Vegas contro le scalate forse andrebbero riviste le «lunghe catene societarie di controllo: le scatole cinesi che in passato erano state introdotte per difendersi dai takeover non bastano più con le basse quotazioni di oggi» . Il decreto non è piaciuto né a Confindustria né ad Assonime, l’associazione delle società quotate. Per gli imprenditori «interventi mirati a singoli casi non risolvono il problema di fondo e, cambiando le regole del gioco in corso di partita, rischiano di indebolire ulteriormente la capacità dell'Italia di attrarre investimenti esteri» . La partita che si apre sulla reciprocità potrebbe avere ricadute a cascata su molte società partecipate dai francesi in Italia.

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