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Parmalat, lo schiaffo di Lactalis

MILANO — Con un’acquisizione da 904 milioni di dollari la Parmalat si espande sul ricco mercato americano dei formaggi. Ma lo fa rilevando la Lactalis American Group, società controllata dal suo stesso azionista, il colosso francese Lactalis, che di Collecchio ha l’83,3%. La famiglia Besnier, che controlla saldamente il gruppo Lactalis, ha così trovato il modo di utilizzare la grande cassa recuperata dal commissario straordinario Enrico Bondi con le cause revocatorie verso il sistema bancario dopo il crac di Calisto Tanzi, circa 1,5 miliardi di euro, e che per statuto è vincolata al 50% allo sviluppo dell’azienda fino al 2020. Adesso quei 904 milioni di dollari (708 milioni di euro) potranno essere utilizzati da Emmanuel Besnier anche per ridurre i debiti Lactalis verso il sistema bancario. Per l’opa su Parmalat Lactalis si era esposta per 3,4 miliardi portando l’indebitamento complessivo del colosso francese a circa 6 miliardi (secondo le indicazioni del prospetto dell’opa del maggio 2011).
Sulla cassa Parmalat nei mesi scorsi erano scoppiate forti polemiche dopo la decisione dei francesi di accentrare da un punto di vista contabile nella capogruppo Bsa Finances snc la liquidità di Parmalat. La complessa operazione, cosiddetta di «cash pooling», aveva attirato di recente anche l’attenzione del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che ha contattato i vertici di Lactalis con l’obiettivo di riunire intorno allo stesso tavolo sindacati e azionisti e comprendere proprio i progetti di sviluppo di Parmalat. Ieri Lactalis, su richiesta della Consob ha definito tuttavia «prive di fondamento» le notizie di una «convocazione» del governo ma non i contatti con il ministero. Così come ha smentito di avere allo studio l’integrazione delle attività spagnole e francesi nel latte con il gruppo di Collecchio, nonostante fosse stata indicata nel prospetto ma solo «a titolo esemplificativo». I Besnier per altro hanno sempre sostenuto la legittimità nell’utilizzo della liquidità Parmalat, visto che il prezzo dell’opa, 2,60 euro, la comprendeva. Ieri Parmalat valeva 1,7 euro.
L’immagine è comunque quella di un gruppo che vende con la mano sinistra e compra con la destra. Ieri la nota di Collecchio ha precisato che l’operazione, coinvolgendo parti correlate, ha ottenuto il «parere favorevole e unanime» del comitato di controllo interno e di quello corporate governace, nonché una fairness opinion da parte di Mediobanca (che è tra i finanziatori dell’opa Lactalis per 420 milioni). Il prezzo fissato è di 9,5 volte i margini attesi (ebitda) nel 2012. Lactalis Usa ha ricavi 2011 per 979,3 milioni, ebitda per 84 milioni. La mossa è stata definita dalla società presieduta da Franco Tatò e guidata da Yvon Guerin «di grande rilevanza strategica ed economica», in quanto consente a Parmalat di entrare in uno tra i più importanti mercati del mondo e di incrementare – grazie ai marchi «Galbani», «Sorrento», «Precious», «Mozzarella Fresca» – i ricavi dai prodotti a più alto valore aggiunto come i formaggi, oggi quasi assenti dal portafoglio di Collecchio, nonché di rafforzare le sinergie industriali. E ha precisato anche che il cash pooling ha riguardato solo 1,18 miliardi, mentre «200 milioni sono stati destinati a una opportunità di investimento finanziario più favorevole».

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