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Parmalat, la Procura chiede la revoca di tutto il consiglio

Pugno di ferro dei magistrati su Parmalat. La Procura di Parma chiede di azzerare tutto il consiglio di amministrazione e l’arrivo di un «commissario» per 5-6 mesi. Una richiesta durissima, anche perché la parola commissario a Parma è un tabù dopo quello che è successo con il crack di Tanzi, e che assume il significato di un pesante stop per i francesi di Lactalis, neo-proprietari del colosso del latte. Già circolano i rumors sul nome del possibile «commissario»: il super-commercialista Alberto Guiotto.
Ieri in un aula a porte chiuse del Tribunale di Parma, si è svolta l’attesa udienza sulla questione della contestata operazione Parmalat-Lag. Un giorno non è bastato per sentire tutte le parti (la Procura e gli avvocati della difesa) così si replicherà oggi. Poi il presidente del Tribunale, Roberto Piscopo avrà un mese di tempo per decidere. Nel frattempo, cosa farà Lactalis? C’è chi da giorni specula che arrivi un delisting (si veda altro articolo in pagina). Ieri il presidente di Parmalat Franco Tatò ha negato che ci sia un dossier sul tavolo del cda, ma in ogni caso non spetta al board decidere un delisting quindi tutte le strade sono possibili. Spetta, invece, al giudice se accogliere o meno la richiesta. Se così fosse rischia di andare in frantumi la strategia industriale e finanziaria dei francesi.
Tutto parte dalle accuse degli azionisti di minoranza che hanno gridato allo scippo della cassa di Parmalat, dopo che l’azienda a maggio dell’anno scorso annunciò l’acquisizione della «sorellastra» Lag, società alimentare anch’essa di proprietà di Lactalis, al prezzo di 900 milioni di dollari (da pagare con la cassa di Parmalat). La Procura, sulla denuncia, ha imbastito un procedimento, in base all’articolo 2409 del codice civile, su presunte irregolarità nella gestione aziendale. Parallelamente è partita anche un’indagine penale sulla vicenda (al momento congelata in attesa della decisione civile).
Dall’inchiesta della procura di Parma emergerebbe un quadro «piu inquietante» – come indicato dagli inquirenti – rispetto ai rilievi fatti dalla Consob sull’operazione. Stando a quanto appreso da Radiocor, la Procura ha evidenziato una serie di criticità. Al centro dei rilievi il ruolo di Mediobanca, dell’azionista di riferimento di Parmalat e anche i contatti tra membri del cda del gruppo di Collecchio e Piazzetta Cuccia, precedenti alla formalizzazione dell’incarico a Mediobanca per valutare Lag. In particolare, l’attenzione dei magistrati si è concentrata su alcune mail tra consiglieri di Parmalat e Mediobanca – alcune delle quali del dicembre 2011, quindi precedenti alla formalizzazione dell’incarico a Piazzetta Cuccia per valutare Lag, avvenuta a gennaio 2012. Da questo scambio di mail, stando a quanto appreso, emergerebbe la volontà di Lactalis di guadagnare «non meno di un miliardo» dall’operazione Lag e una «fretta» a chiudere. Dalla documentazione, inoltre, si rileverebbero «pressioni» su Mediobanca per alzare la valutazione di Lactalis Usa e richieste definite ‘aggressive’ da parte di Lactalis.
Tornando all’udienza di ieri, è stato lo stesso procuratore capo, Gerardo Laguardia, ad annunciare ai cronisti di Radiocor, prima ancora che finisse l’udienza durante una pausa del dibattimento, di aver chiesto «la revoca del consiglio di amministrazione e la nomina di un amministratore giudiziario» per Parmalat. L’amministratore, per la Procura di Parma, dovrebbe restare in carica «per 4-5 mesi», ovvero «per il periodo necessario per esperire le azioni necessarie per arrivare all’annullamento o alla dichiarazione di nullità del contratto di acquisto di Lag», ha aggiunto il magistrato. E visto che tutti gli attuali amministratori, anche gli indipendenti, sarebbero in conflitto (la Procura ha chiesto la revoca dell’intero cda non di una parte), la scelta potrebbe cadere su Guiotto.

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