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Parmalat, assemblea a vuoto Slitta il voto sul bilancio

Salta il bilancio del 2012 di Parmalat. La «bufera Gianni Alemanno», che ha l’aspetto della Centrale del Latte di Roma (da restituire al sindaco di Roma), si abbatte sul colosso del latte. E non è solo una metafora, visto che la nuova tempesta giudiziaria che di fatto manda all’aria l’assemblea dei soci, arriva mentre a Parma infuria un violento temporale. Impossibile approvare i conti del colosso alimentare. Ironia della sorte, il 2012 è stato un anno da record, con i ricavi più alti della storia (oltre quota 5 miliardi di euro).
Un ennesimo fronte si apre per Lactalis, il colosso francese che ha scalato la Parmalat, finito ormai sotto assedio da più parti. La controversa e contestata operazione Lag (acquisizione infra-gruppo da 900 milioni) che ha fatto scattare l’accusa di depredare la liquidità di Collecchio, il maxi-risarcimento da 45 milioni di dollari al fondo Ontario, il «j’accuse» della Procura (arrivata a chiedere la revoca del Cda) e di Consob, la nomina di un commissario «ad acta» per il prezzo di Lag, il congelamento di Antonio Sala (pro-console di Lactalis in Italia). E nel fine settimana sono arrivati anche i giudici da Roma, che hanno imposto di consegnare al Campidoglio la Centrale di Roma (Clr). Tutto da rifare. A Collecchio hanno dovuto convocare un cda straordinario prima dell’assemblea. E prendere atto che non si poteva fare altro che rinviare l’approvazione dei conti.
Parmalat ha annunciato ricorso, ma intanto il bilancio va riscritto daccapo. Va calcolato l’impatto sullo stato patrimoniale (la società è iscritta a un valore di libro di 95 milioni) e sul conto economico (Clr fa 128 milioni di ricavi, di cui il 30% è captive di Parmalat, e 5 di profitti), va riscritta la relazione sulla gestione. Dovrà essere convocata una nuova assemblea, entro il 31 maggio. L’impatto della Clr di per sé non appare preoccupante (anche perché Parmalat potrebbe chiedere un risarcimento visto che in questi anni ha gestito, ristrutturato e reso profittevole la società che sotto la gestione pubblica perdeva soldi). Ma, sommato alle incertezze su Lag, fa di Parmalat oggi l’azienda più in-valutabile di Piazza Affari.
Priva della parte più infuocata, la discussione sul bilancio, l’assemblea si è limitata alla elezione del presidente del collegio sindacale. Non sono mancate le scintille, però. Primo, perché anche la nomina del presidente era un punto controverso. Secondo, perché Amber, principale socio di minoranza e capofila dei contestarori, più altri soci non hanno comunque rinunciato a lanciare accuse. Il fondo guidato da Umberto Mosetti ha bollato Parmalat di agire «in totale violazione della legge» con un collegio sindacale illegittimo. Ha rincarato la dose Arturo Albano, rappresentante di alcuni fondi, che ha risollevato il nodo del conflitto di interesse sull’operazione Lag. È riemersa la questione delle email tra Lactalis e Mediobanca, puntando l’indice contro le pressioni fatte per far alzare il prezzo di Lag. La stessa relazione della Pwc, ha incalzato Albano, ha fatto emergere 13 milioni di dollari di minori spese di marketing per Lag, abbassando inoltre il Mol a 93 milioni.
Dal canto suo il presidente Franco Tatò ha auspicato che ci sia una riduzione del prezzo di acquisto di Lag. «Sono sicuro che la vicenda andrà a finire benissimo» ha chiosato il manager aggiungendo che «noi ci proviamo» a far abbassare il prezzo (la scadenza per presentare eventuali osservazioni è il 10 maggio).
Quanto al presidente dei sindaci, Azione Parmalat, associazione che rappresenta i truffati dal crack e altri piccoli azionisti, aveva presentato una sua lista, candidando il suo numero uno Marco Pedretti. Una decisione non gradita a Lactalis che rivendicava la presidenza. Ma l’attesa battaglia non c’è stata. Né tantomeno il colpo di scena. Non hanno vinto né Lactalis, né Azione Parmalat. Amber ha deciso di appoggiare come presidente Michele Rutigliano, professionista e docente alla Bocconi, candidato da un investitore istituzionale. A quel punto Pedretti ha ritirato la sua candidatura. Un fronte di battaglia si chiude, ma i problemi per Parmalat non sono finiti.

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