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Parlamento Ue: banche non fanno tax planning

Banche e filiali offshore non fanno pianificazione fiscale aggressiva. Anzi gli istituti della finanza precisano il proprio disinteresse nel fornire servizi di consulenza tributaria. E così si scioglie il punto interrogativo sul ruolo delle sedi in Lussemburgo, Panama, Hong Kong, Bermuda, Cayman e Delaware: esse sarebbero da intendersi non come vie di fuga offerte ai clienti per esentare i profitti da tassazione, ma come strutture di supporto interno, tecnico e pratico, utili, per esempio, all’emissione di strumenti particolari (securities) o ad effettuare attività di copertura valutaria (hedging). A dare chiarimenti sull’attività svolta dalle filiali all’estero e sul ruolo da esse ricoperto, i rappresentanti di Ing Group (Nl), Crédit Agricole (Fr), Nordea (Sw), Santander (Ew), Ubs (Ch) e Unicredit (It), che hanno incontrato ieri in audizione presso il Parlamento europeo i membri della commissione speciale sui Tax rulings (Taxe II). Al centro della discussione, il fatto che gli istituti finanziari possano sostenere le grandi società con raccomandazioni fiscali e prodotti volti all’ottimizzazione tributaria. Ma anche la posizione stessa delle banche che, potendo far leva su sedi in tutto il mondo, hanno per loro stesse la possibilità di applicare triangolazioni vantaggiose, rivelatesi in passato spesso contrarie alle leggi nazionali ed europee. In materia di scambio di informazioni internazionale, le banche, già da oltre un anno, hanno il vincolo di rendicontazione country by country (Cbcr), che l’Unione estenderà ora anche alle multinazionali operanti in Europa. A proposito, Ing, al pari delle altre, si è detta a favore della trasparenza cooperativa, al fine di identificare fenomeni di evasione fiscale ed elusione, sebbene resti necessario valutare la soglia di apertura delle informazioni a bilancio, così da preservare la corretta attività bancaria e la concorrenza. La regola generale seguita dai big della finanza, secondo quanto emerso ieri, è quella per la quale le tasse sono applicate laddove viene generato valore: in altre parole, «è la tassa che segue gli affari, e non il contrario»; i paradisi fiscali, insomma, non dovrebbero mai essere utilizzati per il trasferimento interno degli utili. Ciò ad eccezione dei fondi di investimento esteri, creati ad hoc per questioni operative, da interporre tra il cliente e l’investimento finale.

Gloria Grigolon

 

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