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Parlamento sotto assedio tra molotov e lacrimogeni nella notte passa la manovra

La Grecia dice sì (per il rotto della cuffia) ai tagli da 13,5 miliardi e scongiura – almeno per ora – il rischio del default e dell’addio all’euro. «Il Paese deve scegliere tra l’ok agli ultimi sacrifici e il ritorno alla dracma», ha detto il premier Antonis Samaras. E il Parlamento ellenico l’ha ascoltato, approvando in tarda serata tra scontri di piazza, molotov, cannoni ad acqua e gas lacrimogeni l’ennesima cura lacrime e sangue imposta dalla Troika con 153 voti, appena tre in più della maggioranza.
L’ok al pacchetto d’austerity fatto di licenziamenti facili e tagli alle pensioni e al pubblico impiego dovrebbe sbloccare, forse già all’Eurogruppo del 12 novembre, la tranche di 31 miliardi di aiuti di Bce-Ue e Fmi. Una bocciatura in aula avrebbe avuto conseguenze disastrose per la Grecia e per l’Europa. Il 16 novembre scade un bond da 5 miliardi e le casse dello stato, senza il salvagente dei fondi internazionali, si sarebbero svuotate in poche settimane, mettendo a rischio il pagamento di pensioni e stipendi a fine mese.
Il voto di ieri conferma però l’estrema debolezza del governo di unità nazionale. I democratici di sinistra di Fotis Kouvelis, partner della coalizione, hanno detto “no” alle misure, riducendo la maggioranza da 176 a 157 seggi su 300. E contro i tagli hanno votato a sorpresa anche
sei membri del Pasok (il partito socialista) e uno di Nea Demokratia (la formazione di centrodestra del premier, tutti espulsi dalle rispettive formazioni. I tagli imposti dalla Troika prevedono un aumento di due anni dell’età pensionabile, una riduzione dal 5 al 15% delle pensioni sopra i mille euro, la cancellazione di tutti i bonus per gli stipendi pubblici e pratiche più rapide e meno onerose dal punto di vista finanziario per licenziare i dipendenti, con le buonuscite dimezzate. La nuova manovra porta a 76 miliardi di euro (quasi il 40% del Pil) il valore delle finanziarie imposte da Ue-Bce e Fmi ad Atene. Con risultati ad oggi discutibili. Il prodotto interno lordo è crollato del 20% dal 2008, scenderà di un altro 6,5% quest’anno ed è stato rivisto al ribasso a – 4,5% per il 2013. Il rapporto debito/Pil salirà al 189% l’anno prossimo, ben lontano dagli obiettivi imposti dalla Troika. Tradotto in cifre più vicine alla sofferenza dei greci, significa che 2,3 milioni di persone (su 11) vivono sotto la soglia della povertà e la disoccupazione è arrivata al 25%. Senza che ancora si veda all’orizzonte la fine del tunnel.
La manovra di ieri, del resto, non sarà con ogni probabilità l’ultimo atto della tragedia greca.
Per salvare il Paese serviranno nuovi interventi decisi. E per non precipitarlo nel baratro sociale (l’humus politico grazie a cui i neonazisti di Alba Dorata sono diventati nei sondaggi il terzo partito ellenico) a mettere mano al portafoglio potrebbero essere di nuovo i paesi europei, Fmi e Bce. L’argomento, per ora, è tabù, e tale rimarrà presumibilmente fino alle politiche tedesche del prossimo anno. Poi però è possibile che la Troika decida di condonare un altro po’ del debito di Atene. Dei 340 milioni di esposizione della Grecia, ben 230 ormai sono in mano ai governi continentali, al Fondo Monetario e a Eurotower.

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