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Parità per i fondi italiani

di Giovanni Barbagelata e Marco Piazza

Con circolare 54/11/C dell'8 giugno 2011, Assogestioni ha fornito i primi commenti agli interventi di riforma sulla tassazione dei fondi comuni di investimento, anche alla luce delle disposizioni correttive contenute nel decreto legislativo di recepimento della direttiva Ucits IV (2009/65/CE), la cui entrata in vigore è attesa per il 1° luglio 2011.

Assogestioni conferma che il nuovo regime di tassazione dei fondi comuni troverà applicazione a tutte le tipologie di Oicr italiani (diversi dai fondi immobiliari), di cui all'articolo 4 del Dm 228/99, e quindi anche ai fondi che investono il loro attivo in crediti, titoli rappresentativi di crediti e in ogni altro bene per il quale esista un mercato e sia determinabile con certezza il valore con una periodicità almeno semestrale (ad esempio, metalli, pietre preziose, beni d'arte) i cui redditi avrebbero invece scontato la ritenuta d'acconto del 12,5% prevista dall'articolo 26, comma 5 del Dpr 600/73 e quindi concorso a formare il reddito complessivo del contribuente.

Gli Oicr e le Sicav di diritto italiano restano quindi "non soggetti" alle imposte sui redditi, ma sono incisi dal prelievo alla fonte sui redditi di capitale, limitatamente ai proventi soggetti a ritenuta nella misura del 27% (interessi e altri proventi da depositi, titoli atipici e obbligazioni con scadenza inferiore a 18 mesi) nonché, secondo Assogestioni, ai proventi assoggettati alla ritenuta del 12,50% in modo indifferenziato da parte dell'emittente (ad esempio, interessi e altri proventi delle obbligazioni emesse da società non quotate e delle cambiali finanziarie). Per effetto del passaggio della tassazione "cedolare" in capo ai partecipanti, sui proventi soggetti a ritenute o imposte sostitutive alla fonte si verifica quindi una doppia imposizione economica.

Non si applica, invece, la ritenuta del 12,5% sui proventi dei fondi italiani (articolo 26-quinquies del Dpr 600/73). Non si applicano, inoltre, le ritenute del 12,50% sui proventi dei fondi di diritto estero anche non armonizzati (articolo 10-ter della legge 77/83), facilitando ad esempio la possibilità di costituire strutture "master-feeder", come previsto dalla direttiva 2009/65/Ce.

Assogestioni segnala come l'abrogazione del comma 4-bis dell'articolo 45 del Testo unico dovrebbe fare ritenere ormai superata la questione sulla presunzione ex lege di prioritaria distribuzione di proventi da parte dell'Oicr (ad esempio in caso di rimborsi parziali pro-quota), che dovrebbe invece essere valutata sulla base della qualificazione delle somme distribuite operata dalla Sgr o dalla Sicav.

Altra novità di rilievo è rappresentata dal fatto che la ritenuta del 12,5% sul "delta NAV" si applicherà anche in caso di trasferimento di quote o azioni a rapporti di custodia, amministrazione o gestione intestati a soggetti diversi dagli intestatari dei rapporti di provenienza, tranne che in caso di trasferimento per successione e donazione (articolo 26-quinquies, comma 6 del Dpr 600/73). Secondo Assogestioni, pur nel silenzio della legge ma in considerazione del sostanziale cambio del regime di tassazione in capo al partecipante, ciò dovrebbe trovare applicazione anche nel caso di trasferimento delle quote o azioni da un rapporto in regime di risparmio amministrato a una gestione patrimoniale individuale in regime di risparmio gestito, ancorché ugualmente intestata, con eliminazione di "doppi binari" relativamente all'assunzione dei NAV rilevanti ai fini del calcolo del reddito di capitale e del capital gain. Doppi binari che, invece, sembrano inevitabili in caso di trasferimento per successione, posto che ai fini dei redditi di capitale pare corretto assumere come NAV rilevante per l'erede quello medio ponderato storico del de cuius, mentre ai fini della determinazione dei redditi diversi si assume come costo il valore definito o dichiarato agli effetti dell'imposta di successione, nonché, per i titoli esenti, il loro valore normale (articolo 68, comma 6 del Testo Unico).

 

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