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“Parità commerciale, basta promesse” L’Europa vuole l’intesa con la Cina

Ha il sapore del momento della verità il summit di oggi tra i vertici dell’Unione europea e Xi Jinping. I capi di Commissione e Consiglio Ue, Ursula von der Leyen e Charles Michel, e la cancelliera Angela Merkel, che guida il semestre europeo tedesco, proveranno a strappare al presidente cinese la promessa di chiudere entro l’anno l’agognato trattato sulla reciprocità degli investimenti. Un traguardo che le capitali del Continente reputano essenziale per bilanciare i rapporti commerciali con Pechino. Tanto che se Xi ancora una volta sfuggirà ad un impegno formale, già al vertice europeo del 24 settembre i capi di Stato e di governo dei Ventisette inizieranno a riflettere su un nuovo approccio strategico nelle relazioni con la Cina che sarebbe decisamente meno naif rispetto a quello adottato fino ad ora.
Il vertice Ue-Cina originariamente si sarebbe dovuto tenere a Lipsia con la presenza dei capi di Stato e di governo di tutti i soci europei. Ma il Covid ha costretto a ripiegare su una videoconferenza in formato ristretto. Sono sette anni che Bruxelles e Pechino negoziano il trattato sulla reciprocità degli investimenti che punta a consentire libero accesso alle nostre aziende in Cina così come quelle cinesi possono operare senza restrizioni in Europa. Ma gli sherpa del Dragone hanno fin qui sfruttato di ogni occasione per rallentare le trattative. Si tratterebbe solo del primo passo per riequilibrare la bilancia commerciale tra i due blocchi, ma comunque sarebbe una svolta se si pensa che l’apertura delle porte del Dragone alle imprese europee porterebbe con sé anche la fine del trasferimento forzato di know how per chi opera in Cina, maggiore chiarezza sulla proprietà intellettuale e lo stop agli aiuti di Stato in favore delle aziende del Dragone che poi – proprio grazie a soldi pubblici che violano le regole sulla concorrenza – conquistano i mercati europei.
Questa volta gli europei non si accontenteranno di promesse vaghe, ma per evitare di cambiare il proprio approccio verso la Cina pretenderanno da Xi un impegno concreto a favorire un accordo entro la fine dell’anno. Smettendo di sfruttare qualsiasi occasione, come il Covid, per rallentare o bloccare i negoziati. In caso contrario scatterebbero le contromisure europee, anche di lungo termine. Nelle scorse settimane a Bruxelles e nelle capitali regnava il pessimismo, ma nelle ultime ore sembra essersi aperto uno spiraglio tanto che un impegno cinese a chiudere entro fine anno viene definito “possibile”. «Vogliamo garantire l’accesso al mercato cinese per i nostri imprenditori, vogliamo delle regole eque sulla concorrenza ed esigiamo reciprocità», spiega una fonte europea aggiungendo che «speriamo di ottenere una road map per appianare le differenze e l’obiettivo politico di concludere i negoziati entro fine 2020».
D’altra parte l’Unione ha già cominciato a cambiare approccio verso la Cina, come dimostra la strategia lanciata da Bruxelles per recuperare autonomia e indipendenza su una serie di materie prime giudicate strategiche. Un avvertimento di quello che potrebbe essere in caso di flop al vertice di oggi. Nel corso dei colloqui inoltre toccherà all’Alto rappresentante per la politica Estera, Josep Borrell, sollevare le questioni diritti umani, Honk Kong e Taiwan. E un altro argomento di frizione sarà il dossier climatico. Gli europei sono impegnati a costruire un’economia a emissioni zero entro il 2050 e pressano affinché la Cina imbocchi la strada della transizione ecologica stoppando la costruzione delle centrali a carbone e dandosi obiettivi di riduzione dei gas inquinanti fino ad azzerarli entro il 2060.
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