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Parigi verso il no all’aumento Alitalia

Ennesima serata di fibrillazione, ieri, per il delicatissimo dossier Alitalia-Air France. A riaccendere improvvisamente i riflettori sulla vicenda è stato un articolo, pubblicato sul sito del quotidiano economico La Tribune, secondo il quale il gruppo franco-olandese avrebbe deciso di non sottoscrivere l’aumento di capitale della compagnia italiana (di cui è il maggior azionista, con il 25%).
Decisione che avrebbe potuto essere presa nel corso del consiglio di amministrazione di Air France-Klm, durato circa due ore, di ieri pomeriggio. E annunciata ufficialmente questa mattina, al consiglio di amministrazione di Alitalia.
In realtà, se è vero che l’ex compagnia di bandiera era all’ordine del giorno del cda del gruppo franco-olandese – riunito per esaminare i conti – secondo indiscrezioni lo era soltanto per aggiornare tutti in consiglieri sullle ultime novità su questo fronte, per tenerli insomma informati passo passo di quello che sta accadendo e di come si sta muovendo il management della società. E il cda Alitalia di questa mattina, peraltro già in calendario, avrebbe la funzione di fare altrettanto. Nessuna decisione, insomma. Almeno per ora. E a meno di sorprese, sempre possibili.
Anche se certo le notizie che filtrano da Parigi non sono tali da giustificare alcun ottimismo. Apparentemente nessuna delle condizioni poste da Air France-Klm per aderire all’aumento di capitale è al momento rispettata. Non la ristrutturazione del debito, non la revisione del piano industriale, non la garanzia di poter avere il sostanziale controllo delle scelte strategiche della compagnia.
Lo scenario più probabile rimane comunque quello di una decisione a ridosso della scadenza dei 30 giorni dalla data del varo dell’aumento (il 14 novembre) e l’opzione che verrà scelta alla fine potrebbe essere quella di una partecipazione parziale. Magari molto parziale. Una soluzione di compromesso sulla quale sembra che ci sia un forte pressing politico da parte italiana.
Sarebbe un modo per evitare un danno d’immagine ad Alitalia, che non darebbe l’impressione di essere abbandonata dal suo principale azionista, oltre che partner industriale e commerciale. E consentirebbe a Air France di prendere tempo limitando l’onere finanziario dell’operazione (il gruppo sta lentamente cercando di ritrovare un bilancio in equilibrio e di ridurre i debiti) e i problemi di relazioni con le organizzazioni sindacali in un momento particolarmente difficile (con la gestione di un piano di ristrutturazione che prevede altri 2.800 tagli).
Anche perché la scelta finale di Air France-Klm è legata ai risultati della due diligence che il gruppo sta realizzando su Alitalia, per cercare di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle, di avere tutte le informazioni sulle esatte condizioni della società. Colmando le tante lacune emerse negli ultimi mesi.
Il fatto è che i tempi dell’audit e quelli dell’aumento di capitale non coincidono. Il primo non dovrebbe cioè concludersi entro il 14 novembre. A quel punto il gruppo franco-olandese potrebbe mettere sul tavolo un chip, giusto per dimostrare che resta in partita, rinviando a un secondo momento la decisione strategica.

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