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Parigi ora vuole una terapia choc

In dieci anni, le esportazioni francesi sono passate da una quota di mercato del 12,7% nel 2000 al 9,3% nel 2011; il ruolo dell’industria nella creazione del valore aggiunto è retrocesso dal 18% al 12,5; il saldo della bilancia commerciale (senza tenere conto dell’energia era positivo di 25 miliardi nel 2002) è negativo — a quota meno 25 miliardi — oggi. Infine, in trent’anni due milioni di posti di lavoro nell’industria si sono volatilizzati. Per fermare questo declino il governo ha affidato a Louis Gallois la redazione di un rapporto sulla competitività che ieri è stato puntualmente consegnato, con 22 consigli che puntano fondamentalmente a ridurre il costo del lavoro e il cuneo fiscale, cioè l’insieme delle tasse che pesano su azienda e lavoratore nella busta paga.
L’ex presidente di Eads e Sncf, manager molto stimato, suggerisce il taglio di 20 miliardi di contributi sociali per le aziende e di 10 miliardi per i dipendenti: uno «choc per la competitività» di 30 miliardi in totale, da finanziare con l’innalzamento della Csg — il «Contributo sociale generalizzato» prelevato direttamente dai salari — e dell’Iva per alcune categorie di prodotti che oggi godono di un tasso ridotto.
L’opposizione di centrodestra ha reagito immediatamente con entusiasmo, mentre è la maggioranza di sinistra a essere in difficoltà: bisogna uscire dallo «stallo» denunciato da Gallois, questo è sicuro, ma «non possiamo certo pagare la riduzione del costo del lavoro con un aumento della fiscalità o con un taglio della spesa pubblica — ha detto subito la deputata Karine Berger, responsabile del Ps per l’economia —. Vorrebbe dire abbassare ancora il potere d’acquisto dei francesi e dire addio alla crescita».
Il presidente François Hollande, che ieri era nel Laos per il vertice Asia-Europa, ha promesso per oggi «decisioni forti», che saranno spiegate ai francesi stasera al tg delle 20 dal primo ministro Jean-Marc Ayrault. Hollande e Ayrault vengono da mesi difficili, nei quali la loro popolarità ha continuato a scendere secondo i sondaggi; è il momento di prendere in mano la situazione e fare qualcosa di incisivo, ma rispetto al rapporto Gallois gli aggiustamenti del governo potrebbero comunque essere sostanziali. Per prima cosa, è stata immediatamente respinta una delle misure giudicate più importanti e sostanziali da Gallois, ossia la ripresa dell’attività di esplorazione nel sottosuolo francese per sfruttare gas e olio di scisto con la tecnica del fracking: gli alleati ecologisti si oppongono.
Ma soprattutto, in serata è emerso che il governo potrebbe proporre oggi alle imprese un credito di imposta di 20 miliardi di euro su tre anni, al posto del trasferimento degli oneri sociali verso la fiscalità proposto da Gallois. Per finanziare questo aiuto alle imprese il governo punterebbe a risparmiare 10 miliardi di euro sul budget 2014 dello Stato e degli enti locali, e potrebbe aumentare il tasso principale della Tva (l’Iva francese) dal 19,6 al 20%; il tasso ridotto relativo ai beni di prima necessità (dall’alimentazione alle bollette) verrebbe ridotto, in compenso, dal 5,5 al 5%.
Del rapporto Gallois, alla fine, potrebbero rimanere lo scossone e gli appelli ad agire in fretta più che i singoli suggerimenti. La necessità di fare presto è stata ribadita da un’altra voce autorevole, quella del Fondo monetario internazionale (diretto dalla francese Christine Lagarde), che ieri ha chiesto «un programma completo di riforme strutturali» prevedendo per il 2013 una crescita ferma allo 0,4% (la metà rispetto alle proiezioni di Parigi). «La seria perdita di competitività potrebbe aggravarsi se la Francia non riuscisse ad adattarsi con lo stesso ritmo dei suoi principali partner commerciali — si legge nel rapporto del Fmi —, in particolare Spagna e Italia che, dopo la Germania, sono impegnate in riforme profonde dei mercati del lavoro e dei servizi». La paura, ancora una volta, è che il domino stia risalendo dall’Europa del Sud verso Parigi.

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