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Parigi e Berlino premono su Draghi

Nella settimana della riunione di consiglio, la Banca centrale europea si trova sotto pressione non più solo da parte dei mercati finanziari, ma anche da parte dei governi dell’Eurozona, a partire da quelli tedesco e francese, anche se in direzioni opposte.
Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha incontrato ieri pomeriggio all’Eliseo il capo dello Stato francese, François Hollande per discutere la situazione economica dell’Eurozona. Il primo ministro Manuel Valls ha dichiarato alla vigilia che la Bce deve fare di più, soprattutto per indebolire l’euro. Il governo di Parigi, che dopo il recente rimpasto ha assunto una linea più favorevole alle imprese e alle riforme, vorrebbe poter mostrare qualche concessione da parte dell’Eurotower per il sostegno alla crescita. Secondo fonti dell’Eliseo, Hollande e Draghi hanno concordato sulla necessità di rilanciare la domanda europea agendo sulle leve di bilancio oltre che su quelle monetarie, nel rispetto delle regole Ue.
Il confronto è avvenuto a ventiquattr’ore dalla rivelazione da parte del settimanale tedesco “Der Spiegel” di una telefonata fra il capo dell’Eurotower e il cancelliere tedesco, Angela Merkel. Secondo il settimanale, la signora Merkel e, in un altro contatto telefonico, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, avrebbero chiesto spiegazioni a Draghi del suo discorso di Jackson Hole, in cui il banchiere centrale, peraltro senza suggerire modifiche alle regole vigenti, ha sostenuto che la politica monetaria ha bisogno del supporto di quella fiscale per far ripartire l’Eurozona, con un’interpretazione più flessibile del Patto di stabilità, un piano europeo di investimenti e un allentamento della politica di bilancio nei Paesi con i conti in ordine come la Germania. Un portavoce del cancelliere, all’unisono con la Bce, ha subito smentito la versione dei fatti presentata dallo “Spiegel” e ieri ha precisato che è stato Draghi a chiamare la signora Merkel, nell’ambito dei regolari contatti fra il presidente della Bce e i leader europei. Il fatto che la notizia sia trapelata da fonte tedesca è riconducibile al fatto che il Governo non vuole mostrarsi arrendevole sull’austerità fiscale, quando alla destra dei democristiani di Merkel e Schäuble si sta facendo strada il partito anti-euro di Alternative für Deutschland. Questo ha ottenuto il 9,7% dei voti alle elezioni in Sassonia, sottraendo consensi anche ai democristiani ed entrando per la prima volta in un Parlamento regionale. Nelle prossime due settimane si vota anche in Brandeburgo e Turingia. Schäuble ha dichiarato che l’austerità funziona e che «la medicina per un po’ è amara, ma se fa bene, è buona» e ha ricordato che i Paesi che hanno adottato il rigore stanno ottenendo migliori risultati degli altri. Ieri l’annuncio che il bilancio pubblico della Germania ha registrato nei primi sei mesi dell’anno un surplus di 16,1 miliardi di euro, pari all’1,1% del Pil. Il cancelliere ha dichiarato che potrà essere usato, almeno in parte, per il rilancio degli investimenti pubblici.
Intanto però dalla stessa Germania vengono chiare indicazioni che l’economia, dopo il calo dello 0,2% nel secondo trimestre (confermato dall’istituto di statistica), faticherà anche nel terzo: gli ordini di macchinari, secondo l’associazione di categoria Vdma, sono stati piatti in luglio, e l’indice Pmi del settore manifatturiero è sceso ai livelli più bassi da un anno.
La Bce presenterà dopo il consiglio di giovedì le previsioni dei suoi economisti, inevitabilmente ritoccate al ribasso, su crescita e inflazione (quelle di giugno erano rispettivamente a 1% e 0,7%). La preferenza dell’Eurotower, nonostante l’inflazione sia scesa ulteriormente allo 0,3%, è di tenere una linea attendista dopo gli annunci di giugno e prima della conclusione, a ottobre, dell’esame delle banche: dalle iniezioni di liquidità alle banche mirate al credito all’economia reale (Tltro, la prima delle quali avverrà il 18 settembre) al programma di acquisti di titoli cartolarizzati (Abs), del quale Draghi potrebbe annunciare qualche dettaglio in più. C’è un modesto spiraglio per un taglio, dopo quello di giugno, dei tassi d’interesse, per indebolire l’euro, ma la maggior parte degli osservatori di mercato non ci crede. Sembra prematura, seppur non esclusa da Draghi, l’ipotesi favorita dai mercati, di acquisti di titoli pubblici, tipo quantitative easing (Qe).
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