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Pareggio rinviato, l’Italia scrive alla Ue

Lo scostamento temporaneo dagli obiettivi programmati, con conseguente slittamento dal 2015 al 2016 del pareggio di bilancio, previsto dal Documento di economia e finanza, è compensato dal consistente avanzo primario (2,2% nel 2013). Il governo – annuncia il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan – si impegna a ridurre il saldo strutturale dello 0,2% in luogo dello 0,5% previsto dalla disciplina di bilancio europea, e a rispettare il piano di rientro triennale. Rassicurazioni contenute nella lettera che lo stesso Padoan ha inviato ieri sera a Bruxelles, in linea con quanto previsto dalle regole europee e dal nuovo dispositivo dell’articolo 81 della Costituzione. Le deviazioni dal percorso in direzione del raggiungimento dell’obiettivo di medio termine vanno infatti motivate alla luce di riconosciute circostanze eccezionali, e «sentita la Commissione europea» comunicate al Parlamento che si pronuncia con un voto a maggioranza assoluta. Obiettivo “pieno” nel 2016, “sostanziale” già nel 2015, e dal prossimo anno il rapporto debito/pil «inizierà a scendere. La regola sul debito sarebbe quindi rispettata nello scenario programmatico». Le obiezioni di Bankitalia sugli effetti della spending review? «Le verificheremo. Gli obiettivi programmatici sono cosa diversa dalla riduzione del cuneo, che è solo uno degli obiettivi».
Dopo la lunga recessione che tra il 2007 e il 2013 ha lasciato sul campo nove punti di Pil nel loro effetto cumulato, la ripresa è arrivata «ma è ancora fragile e quindi va sostenuta in questa fase con gli sgravi fiscali e il pagamento dei debiti della Pa», osserva preliminarmente Padoan nel corso dell’audizione serale presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato il ciclo preliminare di audizione preliminari sul Def. La stima per il Pil 2014 (0,8%) è in linea con le previsioni dei principali organismi internazionali, e tuttavia Padoan, che definisce l’attuale come un anno di svolta, si dichiara fin d’ora non sorpreso qualora il risultato finale si rivelasse anche migliore. Si scommette sull’effetto delle riforme strutturali previste dai documenti programmatici del governo, che secondo le stime del governo avranno un «impatto permanente importante sulla capacità di crescita del Paese». Prudenzialmente la previsione è di 0,3 punti percentuali «che globalmente raggiungono nel 2018 il 2,25 per cento». Numeri che – ammette Padoan – «possono sembrare numeri modesti, ma non lo sono». L’aspettativa del governo è che la ripresa «prenda tono» dal prossimo anno, così da centrare l’obiettivo dell’1,3%.
Il pagamento dei debiti commerciali della Pa è un tassello fondamentale per rendere credibili tali stime. Padoan conferma che il governo intende mettere in campo un nuovo intervento in grado non solo di eliminare l’intero pregresso ma di abbreviare in via strutturale i tempi di pagamento, in linea con le direttive europee. Quanti agli interventi sulla fiscalità, diretti al sostegno dei consumi e dunque della domanda interna, il ministro sottolinea come gli interventi in arrivo siano diretti a «famiglie e imprese», oggetto di misure specifiche che il governo varerà nel Consiglio dei ministri di venerdì. Dettagli e coperture che hanno impegnato lo stesso Padoan in una lunga riunione a palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
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