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Parcelle sotto il minimo

Liquidazione delle spese di lite: quando la causa risulta di facile trattazione (non presenta, cioè, elementi di difficoltà tale né esplicita né implicita) il giudice può deliberare importi inferiori al minimo tariffario per il legale, sempre che la riduzione non sia inferiore alla metà (ex art. 4, legge n. 794/1942) e la decisione venga adeguatamente motivata: lo ha stabilito la Corte di cassazione nella sentenza n. 1972/2014. Secondo i giudici della III Sezione civile quando, come nel caso di specie, la controversia ha «ad oggetto una fattispecie tipicamente seriale, che non presenta alcuna difficoltà né teorica, né pratica», il giudice di merito in sede di liquidazione delle spese di lite deve attenersi ad «alcuni generali principi e regole operative», quali quelle contenute nell’art. 75 disp. att. c.p.c., integrato con l’art. 60 rdl 27/11/1933, n. 1578 (convertito, con modificazioni, nella legge 22 gennaio 1934, n. 36), recante l’ordinamento della professione di avvocato, applicabile ratione temporis ai sensi dell’art. 1, comma 1, dlgs 1/12/2009, n. 179.

La controversia sulla quale era stato chiamato ad intervenire il collegio giudicante aveva ad oggetto il risarcimento del danno da circolazione stradale, materia sulla quale esistono orientamenti giurisprudenziali sostanzialmente concordanti: più precisamente, una donna era rimasta coinvolta in un sinistro stradale causato dal «difettoso funzionamento di un semaforo, il quale proiettava contemporaneamente luce verde in due direzioni tra loro ortogonali, creando così una insidia per gli automobilisti». In primo grado, la domanda di parte attrice veniva accolta; in appello, viceversa, riformata, in quanto il tribunale aveva ridotto sia il risarcimento accordato che le spese di soccombenza. Anche in Cassazione i giudici di legittimità, decidendo nel merito, hanno ridotto le spese di liquidazione rammentando come «lo iato tra petitum e decisum può costituire un valido motivo per la compensazione delle spese, in base alla massima d’esperienza secondo cui meno esose pretese del creditore favoriscono di norma l’adempimento spontaneo del debitore, e di conseguenza evitano la necessità della lite».

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