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Parcelle, limiti ai tagli del giudice

di Antonio Ciccia  

Minimi di tariffa obbligatori per il giudice. Che è chiamato, quando taglia le note spese dei legali, a motivare in maniera analitica quali voci ha depennato o abbassato.

Così ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza del 31 marzo 2011, depositata lo scorso 8 giugno 2011 n. 12461, che ha stabilito un preciso onere di motivazione delle decisioni sulle spese.

Nel caso specifico una corte di appello d'appello ha ridimensionato la nota spese presentata da un avvocato, il quale ha reagito con un ricorso in cassazione, che gli ha dato ragione.

Secondo l'avvocato, la corte di appello, nel liquidare le spese, non aveva rispettato i minimi tariffari inderogabili in relazione al valore della controversia.

Eppure l'avvocato aveva individuato in maniera corretta il valore della causa (per il calcolo di diritti e onorari).

Alla cassazione, conseguentemente, è stato chiesto se in tema di liquidazione di spese processuali, il giudice, in presenza di una nota specifica prodotta dalla parte, può limitarsi o meno ad una globale determinazione, in misura inferiore a quelle esposte, dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, senza dare adeguata motivazione dell'eliminazione o della riduzione di voci da lui operata; solo con una motivazione analitica, infatti, è possibile far accertare la conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti e alle tariffe, in relazione all'inderogabilità dei relativi minimi.

La cassazione ha dato ragione all'avvocato.

Certamente la determinazione degli onorari di avvocato e degli onorari e diritti costituisce esercizio di un potere discrezionale del giudice: il magistrato non deve dare una motivazione particolarmente stringente quanfo si mantiene all'interno della fascia minimo/massimo della tariffa.

Tuttavia sbaglia il giudice se, in presenza di dettagliate note spese, non offre motivazioni idonee a chiarire quali voci abbia ritenuto non corrette.

Il giudice non può limitarsi a una determinazione della somma complessiva di diritti e di onorari, generica e astratta priva “di riferimenti concreti” alla causa trattata.

L'avvocato, però, deve ricordarsi che se impugna la alla liquidazione delle spese di giudizio, lamentando la violazione dei minimi previsti dalla tariffa professionale, ha l'onere di fornire al giudice dell'impugnazione gli elementi essenziali per la rideterminazione del compenso dovuto al professionista, indicando, in maniera specifica, gli importi e le singole voci riportate nella nota spese prodotta in corso di causa.

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