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Parcelle legali, banche favorite

Rischio caos per i compensi degli avvocati. In vista dell’entrata in vigore della riforma forense, che prevede per la categoria parametri su misura emanati con un decreto del ministero della Giustizia su proposta del Consiglio nazionale forense, i legali italiani si chiedono quale sarà, nell’attesa necessariamente lunga del provvedimento, la fonte cui riferirsi.
Se il problema non c’è per il contratto con il cliente, che si basa – ormai dalla riforma Bersani – sull’accordo tra le parti, esiste invece incertezza per la liquidazione delle spese legali e quando manca l’ accordo scritto.
Attualmente il “faro” è il decreto ministeriale 140 del 2012, anche se la norma è stata oggetto di una serie di modifiche che il ministero ha trattato con l’Oua, l’Aiga e altre associazioni forensi e che sono in attesa del parere del Consiglio di stato.
Ma sia il Dm “puro” sia quello “corretto” dovrebbero cedere il passo al decreto personalizzato previsto dal nuovo Statuto.
«C’è il rischio di un vuoto normativo. Finché non arrivano i nuovi parametri non sappiamo cosa accadrà – spiega il presidente dell’Associazione giovani avvocati, Dario Greco –. Le disposizioni transitorie della legge prevedono che prima dell’entrata in vigore dei regolamenti si applichino le disposizioni vigenti non in contrasto. Ma il Dm 140 è in contrasto, perchè é stato adottato senza sentire gli avvocati».
Si tratta di un dubbio condiviso. «C’è molta confusione – dice l’agrigentino Luca Veltro, che si occupa di diritto commerciale –. non si capisce come verrà sciolto il nodo del coordinamento tra il Dm 140 e la legge professionale. L’abolizione delle tariffe ha comunque favorito i clienti forti. Io per primo, a malincuore, accetto l'”offerta” al ribasso delle banche o delle aziende che mi portano molto lavoro, mentre sono decisamente meno economico con il cliente occasionale. Anche se c’è da chiarire che il tariffario di noi agrigentini non è uguale, per esempio, a quello dei colleghi di Treviso».
Ma se la “ricchezza” è diversa l’incertezza è comune. «Non sappiamo che cosa accadrà dopo l’entrata in vigore della legge – spiega il penalista di Udine Massimo Zanetti – e quale sarà il riferimento del giudice per la liquidazione delle spese. L’avvento dei parametri ha comunque fatto a pezzi il principio della soccombenza. Ora, se la somma disposta dal giudice si discosta da quanto concordato con il cliente, dovremmo chiedere la differenza anche in caso di vittoria. Personalmente ho difficoltà a farlo».
La civilista di Napoli Ilaria Imparato si unisce al coro dei perplessi: «La giurisprudenza, con le sentenze “gemelle” delle Sezioni Unite, aveva fatto chiarezza specificando che i parametri del Dm 140 vanno applicati a tutte le cause ancora pendenti all’entrata in vigore della norma. Ma adesso, con il nuovo Statuto, non si sa quale sarà il riferimento. Personalmente mi auguro che arrivino presto le tabelle del Cnf, preferibili anche alla versione modificata del Dm 140, che è stato uno dei provvedimenti più negativi del 2012. A Napoli c’è ormai un gioco al ribasso che per noi è un massacro».
Ad augurarsi un via libera del Consiglio di Stato al Dm corretto è invece Elena Balbo, di Casale Monferrato (Alessandria). «Mi auguro che questa situazione di incertezza abbia fine. Sarei contenta se la norma sulla quale basarsi venisse individuata nel decreto ministeriale 140, sia pure rivisto in base ai suggerimenti delle associazioni che operano nel settore».
A non vederci chiaro non sono solo i giovani, ma anche i partner dei grandi studi. «La situazione è davvero confusa – dichiara Massimo Greco, socio di Allen & Overy –, anche se allo stato attuale sembra doversi fare ancora riferimento al decreto del luglio 2012. In Allen & Overy, per ogni nuova pratica, sottoscriviamo una engagement letter dove gli onorari sono sempre stimati con criteri molto variabili: talvolta facciamo ancora riferimento, nelle questioni giudiziali, alla tariffa del 2004, con alcuni correttivi. Anche se diversi clienti stranieri preferiscono la tariffa oraria».

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