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Parcella del difensore abbattuta

Sorpresa. Dopo il secondo grado di giudizio il compenso che il cliente inadempiente deve pagare all’avvocato si riduce di oltre un terzo rispetto alla somma liquidata dal giudice di prime cure. E ciò perché grazie ai testimoni l’assistito dimostra di aver già versato al professionista una somma cospicua a titolo di acconti. La natura della causa e le circostanze dedotte giustificano la deroga al divieto di prova orale nei contratti. Sbaglia il legale che non dimostra di non essersi attivato subito per denunciare l’illegittimo superamento del limite di valore ex articolo 2721 comma primo del codice civile, che vale praticamente per tutti i contratti perché fissato a 2,58 euro. Questo è quanto emerge dall’ordinanza numero 23431 del 2021, pubblicata ieri, 25 agosto, dalla seconda sezione civile della Corte di cassazione.

Riconvenzionale fondata

Sono rigettati sia il ricorso del cliente sia quello dell’avvocato: diventa definitiva la decisione della Corte d’appello che condanna il primo a pagare al secondo poco più di 6.500 euro. E non i quasi 11 mila liquidati dal tribunale in favore del professionista che ha difeso la parte in una causa civile contro il comune. Citato in giudizio dal legale, l’assistito amplia l’oggetto della controversia chiedendo in via riconvenzionale la condanna dell’avvocato a fatturare gli acconti incassati. E dunque il giudice dispone il mutamento del rito da camerale in ordinario. Il tribunale stabilisce che fra le parti non c’era un accordo preventivo sull’ammontare del compenso. La Corte d’appello è d’accordo, ma ammette la prova testimoniale: risultano versati acconti per oltre 4 mila euro, dunque il compenso al legale è ridotto.

Interesse esclusivo

Non giova all’avvocato lamentare che l’assunzione della prova orale sarebbe illegittima. Il limite di valore per le testimonianze in materia di contratti non riguarda l’ordine pubblico ma è dettato nell’interesse esclusivo delle parti: se in primo grado la prova è acquisita nonostante il superamento del tetto, la parte deve subito eccepire l’inammissibilità, altrimenti la nullità risulta sanata e non può essere dedotta per la prima volta in appello, neppure da parte di chi è rimasto contumace in precedenza. A maggior ragione è impossibile farlo nel giudizio di legittimità.

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