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Parametri roventi

Altro che autonomia. In materia di parametri, il Consiglio nazionale forense, sta solo applicando la legge. È un botta e risposta serrato quello che si sta consumando di nuovo tra il Consiglio nazionale forense e il ministro della giustizia Paola Severino. Questa volta oggetto del contendere sono i nuovi parametri per il compenso degli avvocati nel caso di liquidazione giudiziale: da una parte c’è il decreto correttivo elaborato dal ministro Severino al dm 140/12 dello scorso agosto che aveva avuto il solo merito di incassare un unanime dissenso da parte di tutta l’avvocatura, dall’altra la bozza di regolamento predisposta dal Cnf, in attuazione della legge forense (247/12). E i fronti si dividono. Il ministro Severino, che ha dalla sua buona parte delle rappresentanze sindacali, punta il dito contro il Cnf accusandolo «nella sua autonomia» di aver voluto ricominciare da capo invece di adottare il testo già pronto. Il Cnf, dal canto suo, ribadisce che non è certo una questione di autonomia ma di applicazione della legge. Secondo la norma, si legge in un asciutto comunicato stampa diffuso ieri, tra l’altro giorno di apertura dell’VIII Congresso di aggiornamento professionale organizzato dal Consiglio guidato da Guido Alpa, «il Cnf è tenuto a formulare una proposta di parametri al ministro della giustizia dopo aver condotto una consultazione obbligatoria con tutti i 165 ordini, la Cassa forense, l’Oua e tutte le associazioni; consultazione che non può dirsi esaurita se limitata ad alcune componenti dell’Avvocatura». E tutto questo è già stato fatto e ora il Cnf ribadisce di aver dato «immediato impulso a tale procedura disciplinata dalla legge». Questo non toglie che il ministro, «nella sua piena autonomia politico-amministrativa», possa valutare se adottare un decreto ministeriale correttivo di quello attualmente in vigore. Ma attenzione, ricorda il Cnf, questo non potrà certo «essere sostitutivo del decreto che dovrà essere adottato sulla base della procedura puntualmente disciplinata dalla legge forense». E tra le due posizioni fioccano immediate le reazioni.

«La risposta del ministro Severino alle ripetute e pressanti richieste dell’avvocatura per il via libera ai parametri, concordati con le componenti di categoria a novembre 2012, richiamano il Cnf alle sue responsabilità», commenta Ester Epifano, segretario generale dell’Associazione nazionale forense che accusa il Cnf di aver fatto una scelta «ingiustificabile, specie in un momento di gravi crisi come questo». Ecco perché l’Anf chiede al Cnf, nel rispetto del suo ruolo «squisitamente istituzionale di abbandonare l’attuale posizione e di acconsentire alle modifiche legittimamente concordate ormai oltre cinque mesi fa dalle rappresentanze politiche e associative dell’avvocatura».

L’Associazione nazionale avvocati italiani guidata da Maurizio de Tilla ribadisce invece «che a norma di legge il ministro può apportare quelle migliorie importanti per poter sbloccare gli aumenti». In attesa dell’attuazione della procedura dei nuovi parametri su proposta del Cnf, secondo l’Anai, il ministro «può apportare quei miglioramenti concordati con l’avvocatura come il rimborso forfettario e l’aumento dei compensi per i precetti ed i decreti ingiuntivi». Sulla stessa scia anche l’Organismo unitario dell’avvocature che chiede di varare subito il decreto giacché la legge non lo impedisce».

«Chiediamo al Cnf», dice il presidente Nicola Marino, «di impegnarsi insieme all’Oua, agli ordini e alle associazioni a favorire un’unitaria e rapida soluzione a un problema che colpisce economicamente l’avvocatura. Tutto ciò consentirà un più sereno processo di definizione anche dell’iter per il nuovo regolamento sui parametri previsto dalla legge forense e già avviato il 28 febbraio scorso dal Consiglio nazionale con un’ampia consultazione».

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