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Parametri in parcella se la lite è continuata dopo il 23 agosto

Le Sezioni unite della Cassazione, con la sentenza 17406/2012, hanno spiegato che i nuovi parametri per la liquidazione da parte dei giudici dei compensi degli avvocati si applicano alle prestazioni non ancora completate alla data dell’entrata in vigore dei parametri, il 23 agosto, anche se iniziate prima. Mentre sfuggono all’applicazione dei parametri – e mantengono come punto di riferimento le vecchie tariffe – solo i compensi per le prestazioni professionali concluse prima del 23 agosto. È così arrivato il chiarimento auspicato dagli operatori (si veda anche «Il Sole 24 Ore» dell’8 ottobre). Può bastare?
Probabilmente sì, ma, per l’applicazione pratica, occorre definire quando si può dire che la prestazione professionale dell’avvocato si è conclusa.
Per esempio, nel caso della revoca del mandato al professionista, lo spartiacque è la data dell’interruzione del rapporto professionale. Se è anteriore al 23 agosto, all’avvocato revocato il cliente o l’Erario, se la parte sia ammessa al gratuito patrocinio, corrisponderanno il compenso secondo le tariffe. Però, occorre tenere conto che il giudice della controversia civile, che con la sentenza liquida le spese di lite, deve effettuare un’unica commisurazione, sia per il costo dell’avvocato revocato, sia per quello dell’altro avvocato che ha proseguito la lite. Quindi, se l’attività professionale continuata anche dal secondo legale si protrae dopo il 23 agosto, le spese di lite devono essere conteggiate in base ai parametri e non alle tariffe.
E come ci si deve comportare se il giudizio si è svolto in primo grado, appello e Cassazione? Per esempio, ciò potrebbe accadere quando la Cassazione annulla la sentenza di secondo grado senza rinvio, perché l’articolo 385 del Codice di procedura civile prevede che in questo caso la Cassazione possa essa stessa liquidare anche le spese dei precedenti gradi del giudizio. Ma la giurisprudenza non ha una posizione unitaria su come considerare le diverse fasi di giudizio. In particolare, la Cassazione, da un lato, nella sentenza 5426/2005 ha considerato in modo unitario i primi due gradi di giudizio e separatamente quello di legittimità, per cui sarebbe necessario liquidare le spese in base alle norme in vigore al momento della conclusione della fase di merito e, poi, di legittimità. Dall’altro, con la sentenza 17059/2007, la Suprema corte ha ritenuto che le statuizioni sulle spese devono specificare i compensi separando nel calcolo i gradi di giudizio, anche di merito. A sostegno di quest’ultima tesi c’è anche il Testo unico delle spese di giustizia che, per il difensore di una persona ammessa al gratuito patrocinio, prevede che il giudice deve liquidare i compensi dopo l’esaurimento di ciascun grado di giudizio.
Quanto alle parcelle, se il compenso è calcolato con il vecchio o con il nuovo sistema, per gli avvocati le conseguenze non sono di poco conto. Alla base della differenza tra i vecchi e i nuovi compensi ci sono le diverse voci – analizzate nella scheda a fianco – tra le tariffe e i parametri. In particolare, occorre ricordare che le tariffe prevedevano una maggiorazione del 12,5% sui compensi a titolo di rimborso spese, ma questa voce è venuta meno con le nuove norme.

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