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Parametri con soluzione-ponte

È sempre bagarre sui parametri per gli avvocati. Che trovano però qualche spiraglio di possibile soluzione allo stallo attuale. Il ministro della Giustizia Paola Severino ha risposto alla lettera che le era stata inviata dall’Oua e sollecitava una presa di posizione. Presa di posizione che è arrivata, ma non nel senso che si aspettavano gli avvocati. Perché Severino, dopo aver riconosciuto la rilevanza della questione posta per tutti i legali, spiega, dal suo punto di vista, lo stato dell’arte. Il ministro ricorda così l’esistenza di un testo che rappresenta l’esito del tavolo di confronto avviato, in merito, nell’autunno scorso tra Severino stessa e le associazioni forensi (al tavolo non aveva partecipato il Cnf in polemica più con il ministro che con le associazioni).
Il testo uscito dopo quella che Severino qualifica come un’«ampia condivisione» poteva rappresentare, nella lettura del ministro, il giusto equilibrio in grado di superare anche quanto previsto dalla (successiva) nuova legge forense che ha attribuito al Cnf la titolarità alla formulazione della proposta. In sostanza, sottolinea Severino, il percorso fatto senza attriti con le associazioni poteva anche essere considerato sostitutivo di quanto poi introdotto dall’ordinamento forense.
Non è stato così. E Severino oggi se ne rammarica e scrive che «tale via non è stata però ritenuta compatibile con la nuova normativa, cui il Cnf ha inteso fare riferimento nell’anticipare, tra le altre iniziative, il prossimo invio di un nuovo testo in materia di parametri». Per una conclusione che porta il ministro a prendere atto della situazione, «non potendo il ministro avocare a sé poteri che la legge riserva ad altri organismi».
E dal Congresso di aggiornamento forense che si è aperto ieri a Roma arriva la voce del Consiglio nazionale forense. Con una nota che suona nello stesso tempo di puntualizzazione sulle prerogative che la nuova legge assegna al Consiglio e di invito a Severino a procedere (se lo vuole). Una maniera per rinviare la palla nel campo ministeriale? Sta di fatto che il Cnf spiega che «sui parametri il Cnf applica la legge in vigore. Non si tratta di una questione di “autonomia” ma di rispetto della legge sull’ordinamento professionale forense. Secondo tali norme, il Cnf è tenuto a formulare una proposta di parametri al ministro della Giustizia dopo aver condotto una consultazione obbligatoria con tutti i 165 Ordini, la Cassa forense, l’Oua e tutte le associazioni; consultazione che non può dirsi esaurita se limitata ad alcune componenti dell’avvocatura. Il Cnf, come è noto, ha dato immediato impulso a tale procedura disciplinata dalla legge».
E poi il rilancio: «Il ministro può valutare, essa sì nella sua piena autonomia politica-amministrativa, se provvedere ad adottare un decreto ministeriale correttivo di quello attualmente in vigore, che comunque non può essere sostitutivo del decreto che dovrà essere adottato sulla base della procedura puntualmente disciplinata dalla legge 247/2012».
Nicola Marino, presidente Oua, chiede ora al Cnf «di impegnarsi insieme all’Oua, agli ordini e alle associazioni a favorire un’unitaria e rapida soluzione a un problema che colpisce economicamente l’avvocatura. Tutto ciò consentirà un più sereno processo di definizione anche dell’iter per il nuovo regolamento sui parametri previsto dalla legge forense e già avviato il 28 febbraio scorso dal Consiglio nazionale con un’ampia consultazione».
E Maurizio de Tilla (Anai) considera positiva l’apertura fatta dal Cnf al ministro per la redazione di un decreto correttivo nell’attesa, che rischia però di essere particolarmente lunga e legata ai tempi di soluzione della grave attuale crisi politica, dell’approvazione ed entrata in vigore del progetto (ora all’esame di Ordini e associazioni) del Cnf.

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