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Il paradosso degli stress test sulle banche nati per evitare shock, rischiano di crearli

L’esercizio è volto a misurare la solidità dei principali istituti di credito europei in caso di shock economici severi. A differenza dello stress test condotto nel 2014, che aveva riscontrato carenze nel capitale di diverse banche italiane tra cui Monte dei Paschi di Siena, quello di quest’anno non avrà una soglia prestabilita da superare.
La Banca Centrale Europea, che collaborerà con l’Eba per quanto riguarda le banche dell’eurozona non farà dunque partire delle richieste immediate di aumento di capitale come avvenuto due anni fa. I dati confluiranno invece nel “Supervisory Review and Evaluation Process” (Srep), che i supervisori utilizzeranno per chiedere alle banche futuri rafforzamenti patrimoniali.
Il rischio, però, è che questa differenza venga ignorata dagli investitori, che potrebbero trovare nelle conclusioni dell’Eba un nuovo elemento di sfiducia nei confronti delle banche più vulnerabili. Da questo punto di vista, sarà pertanto cruciale la modalità con cui l’autorità deciderà di comunicare i risultati, un aspetto su cui l’agenzia guidata dall’italiano Andrea Enria sta ancora lavorando.
Lo stress test coinvolge 51 banche che coprono il 70% del sistema bancario europeo. Gli istituti italiani interessati sono cinque: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Popolare e Ubi.
L’esercizio cerca di intensificare alcuni tra i rischi maggiori per l’economia europea. Un primo scenario testato prevede una deviazione cumulativa del Pil europeo del 3,1% nel 2016, del 6,3% nel 2017 e del 7,1% nel 2018. Nello scenario cosiddetto avverso, l’Eba guarderà anche gli effetti di uno shock ai prezzi del mercato immobiliare – sia residenziale sia commerciale – oltre che ai tassi di cambio dei Paesi dell’Europa dell’Est.
I parametri sono considerati particolarmente duri da alcuni osservatori italiani, ma ci sono altri che temono che la severità dell’esercizio sia stata già superata a causa degli shock sui mercati di questi mesi, non ultimo la decisione della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea.
Lo stress test avviene partendo da una fotografia dei bilanci bancari alla fine del 2015. Questo vuol dire che qualsiasi decisione successiva di rafforzamento patrimoniale – come ad esempio una cessione o un aumento di capitale – non verrà incorporata nei risultati, rendendone particolarmente complessa la comunicazione.
L’importanza di condurre un’analisi dettagliata della solidità dei bilanci delle banche italiane è stata ricordata recentemente anche dal Fondo Monetario Internazionale, nelle conclusioni della sua visita in Italia di fine maggio nell’ambito del cosiddetto processo “Articolo 4”.
Il Fmi ha chiesto che la vigilanza italiana valuti in maniera sistematica la qualità degli attivi presenti sui bilanci delle banche, anche per quegli istituti non compresi nell’analisi condotta dalla Bce nel 2014. “È importante che questo processo proceda in maniera spedita,” ha detto il Fmi. La Banca d’Italia non ha al momento in programma uno studio di questo tipo.
La pubblicazione dello stress test avviene in un momento delicato per l’Eba, che potrebbe dover lasciare Londra in seguito a “Brexit”. Milano si è proposta come nuova base, ma deve fronteggiare la concorrenza di altri Paesi tra cui la Spagna, l’Austria e la Polonia. Una portavoce dell’Eba ha dichiarato a giugno che qualsiasi decisione a riguardo sarà presa dall’Ue dopo una proposta della Commissione Europea.

Ferdinando Gugliano

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