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Paradisi, raddoppio non retroattivo

Il raddoppio dei termini per applicare la presunzione di redditività degli investimenti detenuti in paradisi fiscali e non dichiarati al fisco è possibile soltanto a partire dal 2009 in poi, anno di introduzione della norma, non suscettibile di applicazione retroattiva. Il principio viene ribadito dalla Ctr della Lombardia nella sentenza n. 97/13/18, rigettando l’appello dell’Ufficio e confermando la decisione dei colleghi provinciali, favorevole al contribuente. Nel caso di specie, l’accertamento riguardava il periodo d’imposta 2006 e veniva notificato nell’anno 2015, utilizzando dunque il raddoppio termini. L’articolo 12, comma 2, del dl 78/2009 prevede che «gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato ( ) ai soli fini fiscali si presumono costituite, salva la prova contraria, mediante redditi sottratti a tassazione». In forza della possibilità prevista dall’articolo 12, comma 2-ter, del dl 78/2009, secondo cui per le violazioni sul monitoraggio fiscale per somme detenute nei paradisi fiscali, i termini d’accertamento sono raddoppiati, l’Agenzia delle entrate riteneva dunque di poter accertare una violazione commessa nel 2006, con atto notificato nel 2015. Il collegio tributario ha confermato l’annullamento dell’accertamento, ritenendo che la normativa introdotta nel 2009, con la relativa possibilità di raddoppiare i termini d’accertamento, non sia suscettibile di un’applicazione retroattiva, così da poter essere utilizzata per accertare comportamenti antecedenti alla sua entrata in vigore.

Il tema è stato affrontato spesso dalla giurisprudenza tributaria che, in molteplici casi ha raggiunto conclusioni simili a quelle della sentenza in commento, seppur per la maggior parte riferibili ad atti di irrogazione sanzioni. In tal senso può leggersi la sentenza n. 4860/06/16 resa sempre dalla Ctr di Milano, o ancora la sentenza n. 294/02/17 della Ctp di Como: in tal caso, il collegio aveva contestato come un’applicazione retroattiva del raddoppio termini si sarebbe posta in contrasto con l’articolo 3, comma 1, del dlgs 472/1997, secondo cui «nessuno può essere assoggettato a sanzioni se non in forza di una legge entrata in vigore prima della commissione della violazione». Tornando alla sentenza in commento, nonostante la decisione favorevole al contribuente, la Ctr ha disposto la compensazione delle spese di giudizio.

Benito Fuoco

[omissis] L’Agenzia delle entrate, direzione provinciale I di Milano, proponeva appello avverso la sentenza n. ( ) emessa il 13/10/2016, depositata il 27/10/2016 dalla Commissione tributaria provinciale di Milano, avente a oggetto l’atto di accertamento n. ( )/2015, per l’anno d’imposta 2006.

La Gdf invero, aveva appurato che in data 1/7/2005 ( ) aveva sottoscritto la polizza n. ( ), emessa formalmente dalla ( ), versando un premio di euro 877.817, senza l’intervento di un intermediario residente.

Secondo gli inquirenti tale prodotto avrebbe soltanto formalmente natura assicurativa, trattandosi in realtà di un meccanismo attraverso il quale il sottoscrittore dispone in maniera occulta all’estero di attività finanziarie di valore corrispondente al premio di sottoscrizione, spesso costituite da imponibili sottratti a tassazione.

Tale investimento sarebbe dovuto essere indicato nel modello Rw della dichiarazione dei redditi presentata dal contribuente per l’anno d’imposta 2005. ( )

Ritiene il Collegio che gli appelli principale e incidentale vadano respinti.

E, invero, non può dubitarsi della natura sostanziale della presunzione legale di redditività introdotta dall’art. 12, dl 78 del 2009, incidendo essa sulla prova ,come tale non applicabile retroattivamente.

Il legislatore, infatti, ove fosse stata questa la sua intenzione, avrebbe dovuto dirlo espressamente, come ricavabile dall’art. 11, comma 1 delle preleggi del codice civile, nonché dall’art. 3 dello statuto del contribuente.

Non ritenendosi, pertanto, applicabile la norma di cui all’ art. 12, dlgs 78 del 2009, non sarebbe efficace il raddoppio dei termini da essa previsto e utilizzato nel caso di specie dall’ufficio. Deve affermarsi, altresì, che l’appellante non aveva adempiuto al proprio onere probatorio, non allegando la documentazione extracontabile sui cui si fondava la pretesa impositiva, ai sensi dell’art. 2697 c.c., benché espressamente richiesta dall’appellato.

Analogamente si ritiene, però, di respingere l’appello incidentale, atteso che la evidente complessità della materia trattata, nonché la diversità di indirizzi giurisprudenziali di merito aventi a oggetto la stessa, giustificano la compensazione delle spese.

Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta al Collegio, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti per la definizione del procedimento; gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dalla Commissione e ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a condurre a una conclusione di segno diverso.

PQM Respinge gli appelli principali e incidentale e conferma la sentenza impugnata. Spese compensate.

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