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Paradisi fiscali? Sono l’inferno

Divieto di aiutare le società che eludono le tasse nei paradisi fiscali. È quanto consiglia la commissione europea agli stati membri in una raccomandazione ad hoc pubblicata ieri.

«Ci troviamo in una situazione senza precedenti in cui volumi eccezionali di aiuti di Stato vengono concessi alle imprese nel contesto dell’epidemia di coronavirus», spiega il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager. «Non è accettabile che le imprese che beneficiano del sostegno pubblico si impegnino in pratiche di elusione fiscale che coinvolgono i paradisi».

Gli Stati dell’Ue fino ad oggi hanno agito in ordine sparso in materia. La capofila è stata la Danimarca, seguita da Polonia e Francia, a cui sono seguiti molti altri paesi. Anche l’Italia ha approvato all’interno del Decreto Liquidità un provvedimento in questa direzione. Il documento Ue arriva quindi per coordinare l’azione dei paesi al fine di vietare gli aiuti di stato a imprese che figurano nell’elenco Ue delle giurisdizioni non cooperative (Panama, Isole Cayman, Palau, Seychelles, Samoa, Samoa americane, Fiji, Guam, Oman, Trinidad e Tobago, Vanuatu e Isole Vergini americane). Non solo paradisi. Sono escluse anche le società condannate per reati gravi (mafia, corruzione, terrorismo, riciclaggio, lavoro minorile) o in violazione degli obblighi relativi al pagamento di imposte o contributi previdenziali.

Le società che ricevono sostegno finanziario dovrebbero rispettare i requisiti di non vicinanza con i paradisi. Tuttavia esistono delle eccezioni (si veda tabella in pagina). Una società potrà infatti ricevere un sostegno se la presenza economica nel paradiso è sostanziale ed effettiva o se un’impresa si impegna giuridicamente a riformare la propria struttura fiscale.

Al fine di verificare il rispetto dei requisiti, gli stati membri dovrebbero garantire che non solo gli azionisti diretti, ma anche il proprietario finale e tutte le altre società sotto la stessa proprietà non siano fiscalmente residenti o costituite secondo le leggi di un paradiso fiscale.

Al fine di determinare se a un’impresa può ricevere un sostegno finanziario, dovrebbe essere irrilevante il numero di livelli di entità giuridiche o dispositivi giuridici che possono trovarsi tra l’impresa stabilita nello stato membro che concede il sostegno finanziario e l’entità in un paradiso.

Al fine di semplificare le procedure e facilitare l’accesso al sostegno finanziario, gli stati membri potrebbero accettare le autocertificazioni dei richiedenti come prova della loro piena conformità ai requisiti per ricevere il sostegno finanziario. Tale processo dovrebbe essere integrato da revisioni/controlli rafforzati in una fase successiva, facendo pieno uso degli strumenti disponibili per mitigare il rischio che l’impresa non sia conforme: come le relazioni paese per paese, lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari, lo scambio di informazioni su richiesta o l’accesso alle informazioni sui titolari effettivi.

Secondo la commissione quindi gli stati membri dovrebbero prevedere sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive per scoraggiare la diffusione di informazioni false o inesatte da parte dei richiedenti, compreso, come minimo, il recupero del sostegno finanziario indebitamente concesso.

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