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Paradisi, c’è la lista nera Ue

Multinazionali, legami in chiaro con i paradisi fiscali. Le società, con un fatturato superiore ai 750 mln di euro, che operano nella Ue, dovranno comunicare le loro relazioni con le giurisdizioni che non sono compliant con un «buon livello di governance sulle tasse». Cioè, i paradisi fiscali.

E per sapere quali saranno le giurisdizioni che non rispettano specifici standard di trasparenza, la Commissione Ue perfezionerà una nuova lista di centri offshore non europei. Sono queste le novità aggiunte, dopo lo scandalo dei Panama papers, alla proposta di direttiva sul County by country reporting presentata ieri da Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue, e Jonathan Hill, commissario dei servizi finanziari.

Le informazioni aggiuntive. Se le multinazionali sono attive in giurisdizioni tax heaven, si applicheranno requisiti speciali di trasparenza. La Commissione Ue prevede un approccio più particolareggiato per provvedere a una collaborazione piena paese per paese (vale a dire, come nell’Ue) al fine di garantire un più elevato livello di trasparenza.

In arrivo una lista nera Ue. La Commissione ricorda che a gennaio scorso ha presentato una proposta per preparare una nuova lista per identificare i paesi non Ue che presentano una legislazione fiscalmente dannosa. L’elenco, a cui l’Ue sta lavorando, e che dovrebbe arrivare entro l’estate, si poggia su criteri chiari e internazionali che portano a un accurato processo di selezione. «È importante sottolineare», si legge nel report di Bruxelles, «che, a differenza della “lista paneuropea”, l’elenco comune Ue prevederà delle contromisure per i paesi elencati che si rifiutano di conformarsi alle norme di buona governance fiscale».

La Commissione cita espressamente il caso dei Panama papers, i documenti dello studio legale Mossack Fonseca pubblicati la scorsa settimana, che hanno squarciato il velo dei meccanismi dei centri offshore: «I Panama papers evidenziano la rilevanza di tali liste e il loro potenziale per individuare le giurisdizioni fiscali problematiche, se adeguatamente impiegate. La maggior parte dei paesi terzi in cui le imprese offshore si trovavano erano già nella lista paneuropea», ricordano dalla Commissione. «È quindi fondamentale», è l’avviso agli stati membri, «fornire sostegno politico inequivocabile per la preparazione della lista, in modo che possa essere portata avanti senza indugio».

I dati da comunicare. La proposta di direttiva presentata ieri (si veda altro articolo in pagina) prevede interventi contro l’elusione fiscale, che ogni anno fa perdere in entrate fiscali, ai paesi Ue, tra i 50 e i 70 miliardi di euro. Il cuore della proposta prevede che i gruppi multinazionali che operano in Ue dovranno rendere pubblici per cinque anni i dati relativi ad alcune voci di bilancio: le imposte pagate, le imposte dovute, l’utile ante imposte, il turnover, il numero degli impiegati, la natura delle attività e i guadagni accumulati. Informazioni aggiuntive dovranno essere condivise nel caso abbiano delle relazioni con paesi considerati a fiscalità privilegiata.

Cristina Bartelli

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