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Papademos premier anti-crisi

di Vittorio Da Rold

Lucas Papademos, l'ex governatore della Banca di Grecia e vice presidente della Banca centrale europea, sarà il nuovo primo ministro greco. Lo hanno deciso il premier socialista uscente George Papandreou e il leader conservatore di Nea Dimokratia, Antonis Samaras, i due rappresentanti del bipolarismo dinastico greco.

Ora dunque tocca a lui in un momento drammatico per il Paese con i depositi bancari calati a settembre a 183,2 miliardi, 54,1 in meno rispetto ai 237,3 registrati a inizio 2010. Un segnale di un timore che comincia serpeggiare nell'opinione pubblica sulla solidità del sistema bancario.

Papademos è la persona giusta per riconquistare la fiducia dei mercati e dei risparmiatori. Ha di fronte a sé un percorso a ostacoli: deve far approvare un nuovo piano Ue da 130 miliardi di euro, le connesse misure di austerità, gestire i negoziati per tagliare del 50% il valore nominale del debito greco per un haircut di 100 miliardi di euro.

Non sarà facile ma non c'è scelta. O dentro o fuori hanno detto i partner europei al vertice del G-20 di Cannes quando George Papandreou ha cercato di indire un referendum popolare sul piano Ue, poi rientrato precipitosamente. Ora per avere la sesta tranche di 8 miliardi del primo piano del 10 maggio 2010 serviranno le firme del premier, del ministro delle Finanze, del capo della Banca centrale greca e dei leader dei due maggiori partiti, Papandreou e Samaras.

Su questa richiesta Samaras ha fatto il primo grave errore dichiarando in un comunicato di non voler firmare la lettera di intenti europea per una questione di «dignità nazionale» in quanto basta il suo pubblico annuncio a favore del piano. Una mossa avventata, da leader che si considera ancora all'opposizione o peggio già in campagna elettorale, non un leader responsabile che ha appena accettato di condivedere le sorti del Governo di unità nazionale.

Papademos, artefice dell'ingresso nel 2002 della Grecia nell'euro, è ora l'uomo che dovrà convincere i mercati e i suoi concittadini a restarci. Lucas Papademos, 64 anni, ex governatore greco ed ex numero due della Bce, potrà attuare quello che chiede invano da anni. Questo è l'ultimo appello: o Atene riduce la massa di statali, liberalizza i servizi, combatte l'evasione o rischia di uscire dall'Eurozona. Atene è schiacciata da un debito pubblico da 357 miliardi di euro: risultato di una burocrazia ipertrofica, di una tradizione clientelare, di un'evasione fiscale senza freni. Un Paese generoso e gioviale, ma che ha vissuto al di sopra dei propri mezzi.

Ora Papademos può invertire la rotta. Il suo profilo è quello del tecnocrate di cui il Paese ha bisogno. Nato ad Atene, Papademos si specializza in economia al Mit di Boston, entra alla Banca centrale greca dove poi diventa governatore nel 1994. Papademos prepara poi l'ingresso greco nell'Eurozona e lascia infine la guida della Banca centrale di Atene e diventa vicepresidente Bce a Francoforte.

Riservato, è uno strenuo difensore dell'autonomia della Bce. Resta un convinto sostenitore della limitazione del debito pubblico. Ora tocca a lui. L'Europa non darà prove d'appello.

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