Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Da Pantelleria a Otranto i lidi diventano comuni montani

Otranto e Positano? Sono in montagna. Anche Villasimius in Sardegna e la siciliana Pantelleria risultano abbarbicate su costoni rocciosi, mentre se siete in una tenuta a Greve in Chianti o in qualche caffè di Portofino potreste ritrovarvi in zone economicamente difficili.
Sembravano morti e sepolti e invece ritornano. Sono i Comuni montani e le zone svantaggiate. Dimenticate le coste liguri, i ricchi paesini toscani, le spiagge pugliesi o le grandi città del Nord Est. La legge di Stabilità 2016 riscrive la carta economica e geografica italiana. Lo fa con il provvedimento che abolisce l’Imu agricola, ma resuscita appunto i vecchi Comuni montani, individuando le amministrazioni in cui non si pagheràl’imposta attraverso una circolare del 1993. «Effettivamente si tratta di un buco normativo che va corretto — spiega il parlamentare dem Francesco Boccia — possiamo definirlo un caso di sciatteria, non ci si è accorti di essere tornati a una circolare vecchia di quasi trent’anni. Quell’elenco va aggiornato oppure va eliminato definitivamente per evitare di fare figli e figliastri. Segnalerò il caso al ministero dell’Agricoltura».
Quello dell’abolizione dell’Imu agricola è un cavallo di battaglia per il governo che non a caso lo ha inserito nel documento finanziario dello Stato. Il provvedimento stabilisce l’esenzione dal pagamento del balzello per tutte le imprese agricole professionali e per tutti i coltivatori diretti in qualsiasi territorio si trovino. La disposizione però non si limita a questo e identifica anche i Comuni in cui a partire dal prossimo 16 giugno non si pagherà l’Imu sulle proprietà agricole. Fra questi ci sono per esempio i terreni appartenenti a perle turistiche come Amalfi e Cava de’ Tirreni in Campania e Olbia a pochi passi dalla costa Smeralda. Anche i terreni nelle città di Trieste, Avellino e Catanzaro risultano esentati dal pagamento. Perché? Il motivo non è semplice. La legge di Stabilità di fatto ha riscritto la storia e la geografia, tornando però indietro di 23 anni. Per identificare i Comuni sul cui territorio i terreni sono esentati dal pagamento dell’imposta ora non ci si affida più al metodo individuato a fine 2014 con cui si disponeva che città e paesi situati a 600 metri sopra il livello del mare non dovevano pagare l’Imu, sulla base di un elenco stilato dall’Istat. «Quella vecchia misurazione fatta dall’Istat — ragiona oggi il parlamentare del Pd, Dario Ginefra — sottraeva dai vincoli dell’Imu prevalentemente i Comuni del Nord Italia, sfavorendo di fatto le Regioni del Mezzogiorno ».
Ora con l’ultima finanziaria le regole cambiano. Per stabilire chi deve pagare e chi no si toglie di mezzo la regola sull’altimetria dell’Istat e si ritorna al 1993. In quell’anno il ministero delle Finanze pubblicò una circolare in cui elencava uno ad uno i Comuni sul cui territorio i terreni erano esentati dal pagamento della vecchia Ici. In quel lungo elenco realizzato 23 anni fa ci sono ricchi paesini sulle coste campane e sarde, ma anche Santa Cesarea Terme in Puglia, Rapallo in Liguria, Barberino di Mugello e Alassio, per fare solo alcuni nomi. Tutte amministrazioni nelle quali dal 16 giugno non si pagherà l’Imu agricola. Succede dunque che per individuare i terreni dei Comuni in cui si deve pagare l’imposta (una ventina di euro per ettaro di ulivo e qualcosa in più per ettaro di vigneto) e quali sono esenti ci si rifà a una vecchia circolare che di fatto fa resuscitare i vecchi Comuni montani e quelli rientranti nelle aree svantaggiate, contro i quali si era scagliato già il governo Prodi nel 2008 e che negli anni successivi sono stati al centro della spending review di molte Regioni. «Quella circolare è nata alla fine della Prima Repubblica — dice ancora Ginefra — si tratta di un elenco frutto di una fitta contrattazione tra i vari partiti».
Quel che è certo è che l’elenco avrebbe come minimo bisogno di un aggiornamento, visto che al suo interno risultano presenti Comuni che non potrebbero mai essere definiti né montani né svantaggiati. Amareggiato il senatore Dario Stefano: «In quel vecchio elenco del 1993 mancano terreni appartenenti a Comuni che oggi avrebbero davvero bisogno di sgravi come questi. Penso alle campagne di molti paesi salentini devastate dalla Xylella Fastidiosa».
Antonello Cassano
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa