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Pannelli solari, arriva il trust per il recupero

Trust istituito per il recupero e il riciclo dei pannelli fotovoltaici: è questa una inaspettata legittimazione dell’utilizzo del trust nel nostro Paese (ancora privo di una normativa civilistica in materia), proveniente dal Gse (la società di gestione dei servizi energetici), la quale promuove la sostenibilità ambientale attraverso l’incentivazione e lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile.
Nel “Disciplinare tecnico” emanato dal Gse in applicazione del Quarto e del Quinto conto energia (i decreti 5 maggio 2011 e 5 luglio 2012) è dettata infatti la regolamentazione per l’adesione del produttore dei moduli fotovoltaici a un “Sistema o Consorzio” che garantisca la gestione a fine vita dei moduli fotovoltaici immessi sul mercato e utilizzati sugli impianti per i quali è richiesto l’accesso alle tariffe del “conto energia”. Nel Disciplinare si dispone che occorre dar vita a un “Fondo”, il quale sia vincolato alle finalità di trattamento dei moduli esausti e abbia le seguenti caratteristiche: sia alimentato con un contributo (per ogni modulo “garantito”) non inferiore al valore che si ottiene moltiplicando un euro per il peso del modulo e dividendo per venti; non sia pignorabile e non sia assoggettabile a procedure concorsuali; venga gestito da un “soggetto esterno”, il quale assuma la funzione di depositario e gestore del fondo e sia dotato di «requisiti di professionalità e moralità».
Insomma, un vero e proprio trust, del quale il Gse si spinge addirittura a consigliare la legge applicabile, indicandola in quella della Repubblica di San Marino (più macchinosa rispetto alle leggi di stampo anglosassone). Altro requisito è che il trust del Gse debba avere un Protector «appartenente ai ruoli della magistratura in servizio o in quiescenza ovvero ai diversi ruoli delle Forze dell’Ordine con particolari e comprovate competenze in materia di discipline in tema di gestione di fondi patrimoniali o finanziari»: un soggetto difficile da reperire sul mercato.
Ma il maggior problema di questo trust è, senz’altro quello fiscale: si tratta di un trust evidentemente di scopo, vale a dire senza beneficiari, essendo preordinato, come detto, allo smaltimento dei pannelli solari. Ebbene, stando alla circolare delle Entrate n. 3/E/2008 il contributo che i produttori versano al trustee dovrebbe essere tassato con l’imposta di donazione con l’aliquota dell’8 per cento. Si tratta di una posizione che taglierebbe senz’altro le gambe a questo strumento di smaltimento dei pannelli e che comunque è, già di per sé, contestato tra gli studiosi, sia per il fatto che la dotazione del trustee non comporta una manifestazione di capacità contributiva in capo a costui e sia per il fatto che l’imposta di donazione si fonda sull’incremento patrimoniale che si realizza a favore dell’avente causa del trasferimento liberale, ciò che nei trust di scopo manca per definizione. A queste conclusioni sono giunte almeno una decina di sentenze di Commissioni Tributarie Provinciali (tra queste: Treviso, Torino, Bergamo, Salerno, Caserta, Genova e Perugia) nonché le Commissioni Regionali di Milano (già nel 2010), di Bologna, Roma e Firenze (nel 2011) e di Venezia (nel 2012). Che questa del “Trust Gse” sia la volta buona perché il fisco cambi idea, prima di esservi costretto dalla Cassazione?

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