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Pannelli, ammortamento vario

Per gli impianti fotovoltaici qualificati come beni immobili, nel bilancio 2013 deve essere modificato il piano di ammortamento, laddove in precedenza gli stessi siano stati considerati beni mobili. La circolare 36/2013 ha fornito importanti chiarimenti in merito al trattamento fiscale degli impianti fotovoltaici, modificando radicalmente il pensiero espresso in precedenza dalla stessa Amministrazione finanziaria, in particolare con la circolare 46/2007. In tale ultimo documento, infatti, l’Agenzia aveva sostenuto la natura di bene mobile dell’impianto fotovoltaico, con conseguente applicazione dell’aliquota di ammortamento del 9%. Al contrario, nella recente Circolare 36/2013, si sostiene la natura di bene immobile dell’impianto fotovoltaico nelle seguenti ipotesi:

  • impianto «a terra», ossia installato sul terreno, nel qual caso secondo l’Agenzia si deve procedere alla denuncia in catasto dell’immobile, da classificare in categoria D/1, ovvero D/10 (centrale di produzione di energia elettrica);
  • impianto installato sul tetto di un immobile, oppure su aree di pertinenza dell’immobile stesso, con obbligo di menzione in catasto. Tale necessità si realizza quando l’impianto fotovoltaico integrato ad un immobile ne incrementa il valore capitale di oltre il 15%. In tale seconda fattispecie, a differenza della prima, non si realizza la fattispecie dell’immobile accatastato autonomamente, bensì una variazione della rendita dell’immobile già esistente e sul quale è stato installato l’impianto, con la conseguenza che il bene stesso mantiene la stessa classificazione catastale che aveva prima dell’installazione dell’impianto fotovoltaico.
    Nelle descritte fattispecie, si pone ora la questione di come procedere per una corretta imputazione delle quote di ammortamento, tenendo conto che prima dell’emanazione della Circolare 36/2013, la prassi seguita dalle imprese è sempre stata quella di applicare l’aliquota di ammortamento del 9% all’impianto poiché qualificato come bene mobile, così come precisato dalla (oggi superata) Circolare 46/2007. La fattispecie certamente più semplice è quella riferita all’impianto costruito sul terreno di proprietà, nel qual caso, trattandosi di immobile autonomamente accatastabile, sul costo deve essere applicata l’aliquota del 4% (come precisato nella Circolare 36), e deve essere eseguito lo scorporo dell’area in misura pari al 30%, trattandosi secondo l’Agenzia di un fabbricato industriale. Il secondo caso attiene, invece, all’installazione dell’impianto sul tetto dell’immobile, ovvero sull’area di pertinenza, con obbligo di menzione in catasto della variazione della rendita dell’immobile su cui l’impianto è stato installato. In tale ipotesi, il costo sostenuto per l’impianto è capitalizzato sul costo dell’immobile cui si riferisce e ammortizzato unitamente allo stesso con l’aliquota propria dell’immobile. In tale ambito, molte imprese hanno adottato la prassi di imputare la quota di ammortamento in base alla vita utile del bene (così come previsto dall’art. 2426 c.c.), che potrebbe essere coincidente con la durata del contratto di fornitura dell’energia al Gse, ossia 20 anni. Tale quota, pari al 5%, in presenza del principio di derivazione dell’imponibile fiscale dall’utile civilistico, è altresì quella rilevante fiscalmente. A seguito delle novità interpretative contenute nella C.M. n. 36/E, l’imputazione di una quota di ammortamento del 5% annuo non è più «capiente» ai fini fiscali, con conseguente necessità di recuperare a tassazione la differenza tra ammortamento civilistico e minor ammortamento deducibile fiscalmente (pari al 4% o 3% a seconda dei diversi casi descritti in precedenza). Un’ulteriore ipotesi potrebbe essere quella di aver ammortizzato anche civilisticamente l’impianto come bene mobile, in applicazione dei vecchi chiarimenti dell’Agenzia, applicando l’aliquota del 9%, così da ottenere un allineamento tra ammortamento civilistico e fiscale. Ora, stante la necessità di qualificare l’impianto come bene immobile, nelle descritte fattispecie in precedenza, determina una modifica del piano di ammortamento a partire dall’esercizio 2013, poiché da una percentuale del 9% si passa ad una minor aliquota del 4% (ovvero del 3%), pur restando salvi i comportamenti applicati in passato. Di tale variazione si dovrà dare opportuna e completa spiegazione nella nota integrativa, modificandosi la vita utile residua del bene.
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