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Panetta (Bce) getta acqua sul fuoco «Fermare la corsa dei rendimenti»

«Non vi è motivo di esitare ad aumentare il volume degli acquisti e a spendere l’intera dotazione del Pepp (il pandemico) o anche più, se necessario. In questo modo potremo evitare un inasprimento delle condizioni di finanziamento che altrimenti potrebbe a lungo comprimere l’inflazione al di sotto del nostro obiettivo». La Bce non esita e non esiterà. È pronta a contrastare l’aumento della pendenza della curva dei rendimenti nominali ponderati per il Pil «che sta osservando» e «che non è desiderabile».

A confermare l’orientamento della politica monetaria della Bce, che resterà accomodante a lungo per mantenere le condizioni di finanziamento favorevoli non solo durante la pandemia ma anche dopo, è stato ieri il membro del Board della Bce Fabio Panetta, intervenuto a un convegno virtuale organizzato dalla Bocconi. «Anche qualora la pandemia dovesse finire rapidamente, le sue conseguenze economiche continueranno ad affliggere l’economia ancora a lungo», ha puntualizzato, con un messaggio chiaro e forte per spegnere sul nascere qualsiasi aspettativa o timore di una Bce pronta a tirare il freno sugli acquisti di assets. I rendimenti nominali sono parte della trasmissione della politica monetaria e sono “l’ancora” delle condizioni di finanziamento favorevoli.

Questo tuttavia non significa che la Bce sia pronta allo “yield control”: nel discorso di Panetta, di questo non c’è traccia. Richiamando l’ultimo discorso della presidente Christine Lagarde, il membro del Board ha chiarito che le condizioni favorevoli prevalenti lo scorso dicembre, quando fu ricalibrato il Pepp, sono «quella costellazione che rappresenta il riferimento per l’evoluzione della politica monetaria nei prossimi mesi».

Panetta ha inoltre confermato con vigore l’intolleranza della Bce verso «una indesiderata propagazione dei rialzi dei tassi di mercato in dollari sulla curva dei rendimenti in euro» perché in mancanza di interventi ci sarebbe un «effetto contagio» che determinerebbe un inasprimento delle condizioni «incompatibile con le prospettive dell’economia e di ostacolo alla ripresa». Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato Usa dunque sarà contrastato con forza.

È e resta il quadro congiunturale, così come descritto da Panetta in termini di crescita e di inflazione, a rendere lo stimolo monetario necessario e anche crescente. «Il 2021 sarà un anno segnato dalla pandemia». «Le prospettive di crescita di breve termine sono orientate al ribasso». E soprattutto l’incremento dell’inflazione nei prossimi mesi sarà «temporaneo».

Per Panetta, «il rischio che la dinamica dei prezzi si mantenga inferiore all’obiettivo del 2% è infatti assai elevato», mentre la probabilità che l’inflazione ecceda questa soglia «è trascurabile»: le proiezioni macroeconomiche vedono un’inflazione «pari ad appena» l’1,4% nel 2023. Più che sperare in scenari favorevoli, per Panetta vanno evitati «gli scenari più negativi». E post pandemia andranno colmati due importanti divari: l’output gap e l’inflation gap (ndr. la differenza tra il target dell’inflazione Bce e l’inflazione che la Bce prevede).

Nel suo discorso Panetta è tornato a ribadire l’importanza della politica monetaria abbinata a politiche di bilancio espansive nel 2021 e interventi fiscali senza uscite premature, all’emissione di debito comune europeo, a riforme che rimuovono gli ostacoli all’attività economica, agli investimenti in tecnologia, istruzione e infrastrutture per la crescita e per rafforzare la sostenibilità del debito, per «recuperare parte del potenziale produttivo dissipato dalla crisi». Panetta ha esortato gli Stati membri a cogliere l’opportunità del Next Generation EU.

A conferma che oltre a comunicare con i mercati la Bce dialoga con i cittadini, e con i giovani, Panetta ha conquistato la platea virtuale ieri sintetizzando il messaggio principale del suo intervento con il titolo di un brano di Daft Punk «Harder, better, faster, stronger»: e cioè la Bce si impegnerà con più forza a colmare l’output gap e l’inflation gap, per migliorare le prospettive dell’economia, «e più rapidamente raggiungeremo questo obiettivo, maggiore sarà la crescita potenziale».

Se riuscissimo a riconquistare il sentiero di crescita potenziale che ritenevamo possibile appena tredici anni fa, ha concluso il membro del Board Bce, «potremmo incrementare il prodotto del 14% senza generare tensioni nell’economia». L’obiettivo, oltre all’inflazione, è una crescita elevata e un’occupazione in aumento.

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