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Panetta: Bce argine alla crisi. L’Italia rilanci il Sud con agevolazioni sul Fisco

Una miniera non ancora sfruttata con potenzialità altissime. Il Mezzogiorno italiano per Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, è ancora il grande inespresso dell’economia e della società italiana. È arrivato il momento di fare ripartire «questo motore inceppato da decenni», sottolinea Panetta durante un’evento di Rcs Academy dedicato agli scenari economici post emergenza. E il momento potrebbe essere ora. È fondamentale per l’economia italiana rilanciare la competitività, stimolando gli investimenti in tecnologia, formazione di capitale umano.

Lo è ancora di più per «un terzo della popolazione dell’Italia che si trova in una condizione economica inaccettabile», ribadisce l’ex direttore generale della Banca d’Italia. Nell’ambito di una revisione in atto a livello europeo delle norme sugli aiuti di Stato, la proposta di Panetta è semplice: «Valutare per il Mezzogiorno la possibilità di adottare una fiscalità di vantaggio, cioè la possibilità di consentire ad alcune zone di avere, per un determinato periodo, condizioni fiscali di vantaggio in funzione delle condizioni di sviluppo, di capacità di generare reddito e occupazione in quel territorio». In pieno accordo con la Commissione europea e dopo una seria valutazione sulle conseguenze in termini di copertura, di bilancio dello Stato e, ovviamente, di vantaggi per l’economia del Mezzogiorno.

La parola d’ordine dunque è ripartenza, da Nord a Sud; tornare a crescere superata la fase di difficoltà. «Come Bce — spiega Panetta — siamo intervenuti subito per mantenere acceso il motore dell’economia, dando finanziamenti alle banche a tassi negativi. Ma solo a condizione che quei fondi venissero poi utilizzati dalle banche per finanziare famiglie e imprese. Abbiamo messo a disposizione delle banche 3mila miliardi di euro. Abbiamo rilanciato il programma di acquisto di titoli: quest’anno la Bce comprerà nel complesso 1100 miliardi di titoli pubblici e privati per finanziare emittenti dell’area dell’euro». L’obiettivo, oltre a iniettare liquidità nelle casse di imprese e famiglie è quello di evitare una frammentazione finanziaria che impedisca il lavoro di politica monetaria della Banca centrale. E difendere, di conseguenza, l’economia reale, evitando un collasso che limiterebbe la capacità produttiva dell’economia europea e le possibilità di uscire dalla crisi.

Il punto però, come sottolinea anche Panetta, è che la politica monetaria è sì fondamentale, ma da sola non può risollevare le sorti dell’economia europea. Occorre l’intervento di altre politiche. «Noi dovevamo costruire un ponte verso questo intervento — puntualizza Panetta— e mantenere condizioni adeguate per la politica monetaria. Le autorità europee, da parte loro, hanno approvato e stanno approvando delle misure importanti». Dal fondo europeo da 100 miliardi per finanziare la riduzione di orario dei lavoratori, in caso di chiusura parziale o totale delle imprese, all’intervento della Bei che fornirà finanziamenti fino a 200 miliardi all’anno alle imprese europee. Vi è poi la discussione sul Mes per fornire a ciascuno Stato membro fino al 2% del Pil, senza condizionalità. Sul tavolo poi c’è la proposta del presidente francese Emmanuel Macron e della cancelliera tedesca Angela Merkel di un Fondo per la ripresa da 500 miliardi per consentire ai paesi dell’Ue più colpiti dal virus di uscire dalla crisi indotta dalla pandemia: «Credo sia un’ottima proposta. Bisognerà vedere i dettagli — commenta l’economista — ma credo che sia sicuramente un notevole passo in avanti nella consapevolezza dell’esigenza di finanziare la ripresa. Ma la ripresa sarà possibile solo se sarà armonica, se riguarderà l’economia di tutta l’area dell’euro».

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