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Pandemia e liquidità delle imprese: analisi mini-economia

UniCredit accelera sulla lista del nuovo Consiglio di amministrazione. Già questa settimana, a quanto risulta al Sole 24Ore, il Cda sarebbe pronto a varare l’elenco dei componenti del nuovo board che accompagnerà la banca nel prossimo triennio. La data cerchiata di rosso è quella di venerdì 5, giorno in cui è attesa la convocazione del Cda che concluderà così il lungo lavoro preparatorio curato in questi mesi dal Comitato nomine e dall’advisor Spencert Stuart. Un lavoro che, peraltro, non dovrebbe essere stato fatto all’oscuro dello stesso Orcel, che anzi potrà così trovare nell’organo di vertice un supporto prezioso nella definizione delle scelte strategiche.

UniCredit, come noto, da vera public company internazionale è stata la prima realtà bancaria in Italia ad aver introdotto la facoltà per il board uscente di presentare la lista per il rinnovo. Se i tempi saranno rispettati, come appare probabile, l’istituto riuscirà a mettere il punto finale sul riassetto della governance ben prima del 23 marzo, termine ultimo per la presentazione delle liste in vista dell’assemblea del 16 aprile.

Segnale, insomma, che a piazza Gae Aulenti dopo mesi di incertezza non si vuole più perdere tempo. Del resto, smarcate le caselle di peso – quella del presidente designato, Pier Carlo Padoan è stata blindata lo scorso ottobre mentre quella del futuro Ceo, Andrea Orcel, è stata formalizzata a gennaio –, oggi all’appello mancano solamente gli altri consiglieri. Componenti che, in larga parte, dovrebbero essere riconfermati in larga misura.

Dell’attuale Consiglio, infatti, le uniche uscite certe sono quelle dell’attuale presidente Cesare Bisoni, che ha raggiunto il limite di mandati, e di Diego De Giorgi, ex Bofa Merril Lynch, destinato peraltro a raggiungere l’ex ceo Jean Pierre Mustier nella nuova avventura della Spac finanziata, tra gli altri, da Bernard Arnault. In teoria per tutti gli altri consiglieri c’è spazio per una ricandidatura, visto che hanno appena concluso il loro primo mandato. Resta da capire se qualcuno sceglierà di farsi da parte. Di sicuro il nuovo board, che sarà formato da 14 membri, dovrà ristabilire le quote di genere (pari al 40% del totale), in particolare dopo le dimissioni dell’imprenditrice Elena Zambon dello scorso autunno. Possibile dunque che dalle attuali quattro presenze femminili si passi a sei. Altrettanta attenzione dovrebbe poi essere dedicata alle competenze tecnologiche e realisticamente anche all’internazionalità.

Nella lista finale non ci sarebbe invece spazio per nomi riconducibili agli azionisti storici, a partire dalle fondazioni Crt e Cariverona, soci che assieme a Leonardo Del Vecchio hanno pure mostrato grande attenzione ai temi della governance in questi ultimi mesi di transizione. Ciò ovviamente non esclude che i nomi scelti non possano essere graditi agli stakeholder che da tempo rivendicano maggiore attenzione per i territori e per la creazione di valore a favore di azionisti e dipendenti.

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