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Palladio, i segreti della cassaforte che vuol riaprire i giochi Fonsai

di Massimo Mucchetti

La discesa della Palladio Finanziaria nel campo della Fonsai sta sottoponendo a forti tensioni il piano di salvataggio del gruppo assicurativo fiorentino predisposto dall'Unipol, con Mediobanca consigliere speciale. In pochi giorni le quotazioni di Fonsai sono raddoppiate rispetto ai minimi ai quali erano scivolate nel corso del negoziato tra la compagnia delle coop e la Premafin di Salvatore Ligresti, che della Fonsai ha il 35%. Ieri la capitalizzazione di Borsa della Fonsai superava i 660 milioni. E la controllata Milano Assicurazioni arrivava a mezzo miliardo. Di questo passo, a chi volesse lanciare un'Offerta pubblica d'acquisto su Fonsai e, a cascata, sulle minoranze di Milano non basterebbe un miliardo. Cui dovrebbe aggiungere la copertura integrale dell'aumento di capitale di 1,1 miliardi, che Fonsai deve fare senza perdere troppo tempo, pena il commissariamento a opera dell'Isvap e il crollo conseguente dei corsi azionari. Tanto basta per spiegare lo spostamento dell'attenzione dalla manovra predisposta da Unipol e Mediobanca alla novità, tutta da decifrare, che viene dalla Palladio.
La società d'investimento vicentina, guidata da Roberto Meneguzzo, ha annunciato giovedì scorso di aver rastrellato il 2,25% di Fonsai. Il prezzo di carico non è noto. Ma l'impennata delle quotazioni già consentirebbe un certo profitto. La Sator di Matteo Arpe potrebbe annunciare a breve di aver superato la soglia del 2%. Nei giorni scorsi, si era parlato anche del fondo di private equity Clessidra, ma il gerente Claudio Sposito smentisce categoricamente. A suo tempo Clessidra aveva presentato proposte d'intervento analoghe a quelle di Unipol infine preferita dai creditori del gruppo Ligresti per la sua competenza settoriale. In ogni caso, trasparenza e solidità si richiedono sia a Unipol sia ai nuovi protagonisti, specialmente se l'annuncio di Palladio non resterà isolato come fanno pensare le grandi quantità di titoli trattate. In quel caso, il faro, che la Consob ha già acceso sulle negoziazioni, dovrà chiarire anche se ci siano stati o meno acquisti concertati di titoli Fonsai.
La Palladio Finanziaria fa capo a una piramide societaria non quotata che illustriamo nel grafico. Di questa piramide Meneguzzo è il dominus. Soci di particolare rango sono il colosso britannico HSBC Bank e Veneto Banca. Secondo il bilancio 2010, Palladio ha attività totali per 494 milioni finanziate pressoché interamente da mezzi propri. L'attivo è costituito da crediti (40 milioni), quote di fondi di private equity, crediti cartolarizzati e altre attività finanziarie (230 milioni) e partecipazioni (222 milioni).
Tra le partecipazioni va ricordata Vei Capital, un veicolo di investimenti nelle infrastrutture (porti in Turchia) che tuttavia non disdegna giochi e scommesse ippiche (ha preso un terzo della Snai). Era stato avviato dall'avvocato Gianandrea Rizzieri e poi è stato salvato da un finanziamento di Generali e Veneto Banca, mentre la Fondazione Crt aveva declinato l'invito a prendervi una posizione. Ma la partecipazione più importante di Palladio è il 24% di Ferak, dove si ritrovano anche la famiglia siderurgica degli Amenduni, la Sviluppo e ancora Veneto Banca. A Ferak, infatti, fa capo direttamente e tramite Effeti, compartecipata dalla Fondazione Crt, il 4% delle Generali. Questo pacchetto azionario ha un valore di carico di circa 900 milioni a fronte di un valore corrente della metà. Mentre Palladio non ha debiti, Ferak ne ha per 370 milioni al netto di 64 milioni di crediti finanziari.
Un paio d'anni fa, Meneguzzo aveva trattato con Emilio Gnutti la fusione per incorporazione della finanziaria bresciana Hopa nella Palladio. Allora ritenuto vicino a Mediobanca, forse per la prossimità al management di Generali, Meneguzzo si trovò a tagliare la strada alla Mittel, presieduta da Giovanni Bazoli, che stava per intervenire in Hopa, travolta dalle difficoltà seguite alle scalate bancarie del 2005. Ma l'accordo tra i due finanzieri della provincia lombardo-veneta non andò a buon fine.
In assenza di dichiarazioni ufficiali di Palladio, sugli obiettivi di Meneguzzo si fanno soltanto ipotesi. E' possibile si tratti di una semplice speculazione nello stile che fu di Luigi Giribaldi (versione mordi e fuggi) o di Romain Zaleski (prese di posizione conflittuali di lungo periodo). Ma non si può escludere il disegno di formare una minoranza di blocco, con il concorso di altri investitori, tesa a condizionare, se non a fermare, l'avanzata di Unipol. Nelle assemblee straordinarie di Fonsai, che dovranno deliberare l'aumento di capitale (ineludibile) e la fusione con Premafin (oltre con Unipol Assicurazioni e Milano), serve la maggioranza dei due terzi: se Meneguzzo coagulasse un fronte di almeno il 22% metterebbe in difficoltà Unipol che oggi può contare sul 35% di Premafin e sul 6% di Unicredit. Nei prossimi giorni si vedrà. E soprattutto si vedrà se, con Meneguzzo e forse con Arpe, emergerà un disegno industriale alternativo o il tentativo di indurre Unipol alla ritirata per arrivare a uno spezzatino del gruppo Fonsai.
Certo è che, se una grande compagnia estera fosse stata interessata a Fonsai, avrebbe potuto lanciare prima un'Opa a prezzi assai inferiori. Nel frattempo, Unipol fa i conti sulle potenzialità di Fonsai che la Borsa di questi ultimi giorni ha sviscerato.
 

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