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Paletti stretti a ipoteche e fermi

Le azioni esecutive sono soggette a regole rigide. Le procedure invasive della sfera giuridica e patrimoniale dei contribuenti vanno poste in essere da Equitalia nel rispetto di un codice deontologico che impone di gestire le procedure con lealtà, correttezza e diligenza. In base a questi principi non può iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore senza attivare un contraddittorio preventivo con il soggetto interessato. Inoltre, non può iscrivere ipoteca in presenza di una notevole sproporzione tra entità del debito e immobile sottoposto a garanzia. È questo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità e di merito, affermato con recenti pronunce della Cassazione e dei giudici tributari.

La Suprema corte, con la sentenza 2879 del 12 febbraio 2016, ha chiarito che «in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’amministrazione finanziaria prima di iscrivere l’ipoteca su beni immobili ai sensi del dpr 29 settembre 1973, n. 602, art. 77 (nella formulazione vigente «ratione temporis», e quindi anche nel regime antecedente l’entrata in vigore dell’obbligo di comunicazione preventiva dell’iscrizione di ipoteca dpr n. 602 del 1973, ex art. 77, comma 2 bis, introdotto con dl n. 70 del 2011), deve comunicare al contribuente che procederà alla suddetta iscrizione, concedendo al medesimo un termine».

Attualmente, il termine previsto dalla norma è 30 giorni per presentare eventuali osservazioni.

Per i giudici di legittimità «l’omessa attivazione di tale contraddittorio endoprocedimentale», comporta «la nullità dell’iscrizione ipotecaria per violazione del diritto alla partecipazione al procedimento, garantito anche dagli artt. 41, 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea».

Sull’iscrizione ipotecaria non è stata più tenera la commissione tributaria di Lecce, sezione seconda, che con la sentenza n. 478 dell’11 febbraio 2016 ha giudicato illegittima la misura cautelare disposta da Equitalia. Per i giudici salentini, agli agenti della riscossione è imposta l’osservanza di un codice deontologico, dove è espressamente sancito all’articolo 3 che «devono ispirare il proprio comportamento ai doveri di lealtà, di correttezza e di diligenza». Questi principi non sono stati rispettati, poiché non avendo attivato il contraddittorio preventivo con il debitore prima di iscrivere l’ipoteca si è verificata un’evidente sproporzione tra «entità del debito» e «valore dell’immobile sottoposto a garanzia».

Natura e funzione dell’ipoteca. L’ipoteca, come il fermo amministrativo di beni mobili registrati, è una misura cautelare adottata a garanzia del credito, in alcuni casi costituisce una tappa obbligata se la somma relativa al credito non supera il 5% del valore dell’immobile da sottoporre a esecuzione. E viene iscritta per un importo pari al doppio dell’importo complessivo della somma dovuta dal debitore. Dopo 6 mesi, se il debitore non paga, il concessionario può procedere all’espropriazione.

Tuttavia, in base all’articolo 76 del dpr 602/1973 è consentito di attivare l’espropriazione e vendita immobiliare solo se l’importo complessivo del credito supera 120 mila euro.

Questa azione esecutiva non è comunque ammessa se si tratta dell’unico immobile di proprietà del debitore adibito a uso abitativo e nel quale risiede anagraficamente. Sono esclusi da questo beneficio le abitazioni di lusso classificate nelle categorie catastali A/8 e A/9. Mentre l’importo minimo è 20 mila euro per effettuare, in via cautelare, le iscrizioni ipotecarie sugli immobili del debitore. L’utilità dell’iscrizione ipotecaria consiste nel fatto che attribuisce al creditore il diritto di essere soddisfatti con preferenza, rispetto ad altri eventuali creditori, sul prezzo ricavato dall’espropriazione. È un atto esecutivo, sebbene cautelare, che dà il potere di espropriare i beni, vincolati a garanzia del credito fiscale.

Come precisato dai giudici sia di legittimità che di merito nell’adottare la misura cautelare, considerato che si tratta di un’azione invasiva, non si può prescindere da un contraddittorio preventivo con il debitore. Non a caso l’articolo 77 del dpr 602/1973 impone all’agente della riscossione l’obbligo di notificare al proprietario dell’immobile una comunicazione preventiva contenente l’avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di 30 giorni, verrà iscritta ipoteca.

I limiti alle azioni esecutive. Giudici ordinari e commissioni tributarie hanno riconosciuto il diritto dei contribuenti al risarcimento dei danni che sono stati loro arrecati da provvedimenti di fermo, iscrizioni d’ipoteche e pignoramenti immobiliari. Per esempio, la Commissione tributaria regionale di Bari, sezione VIII, con la sentenza n. 36 del 12 aprile 2010, ha giudicato non corretto l’operato dell’esattore che in sede giudiziale non è riuscito a provare la notifica della cartella e ha iscritto ipoteca legale sull’immobile del contribuente, senza essere in grado neppure di dimostrare l’avvenuta comunicazione presso il luogo di domicilio fiscale del destinatario.

Il tribunale di Genova, seconda sezione, con la sentenza 14212 del 3 dicembre 2010, ha ritenuto illegittima l’esecuzione immobiliare poiché la somma dovuta dal debitore era inferiore alla soglia minima per la quale è ammesso il ricorso del concessionario all’espropriazione. In questo caso i danni sono stati riconosciuti agli eredi del contribuente per «il timore e l’ansia» provocati al debitore, all’epoca malato, per la perdita della propria abitazione.

Secondo alcuni giudici, poi, non possono essere adottate contestualmente misure cautelari diverse.

Per esempio, fermi e ipoteche non possono coesistere. In questo senso si è espressa la Commissione tributaria provinciale di Bari, seconda sezione, con la sentenza 177/2011. Secondo la Commissione «i due provvedimenti congiunti appaiono fortemente penalizzanti proprio perché emessi in eccesso di cautela».

In realtà, la legge non prevede che una misura esecutiva escluda l’altra. L’Agenzia delle entrate (circolare 4/2010) ha però indicato ai propri uffici che nei casi in cui sia possibile adottare due diverse misure cautelari per tutelare il credito erariale, è preferibile ricorrere all’una o all’altra.

Il sequestro conservativo è da preferire all’ipoteca perché è più veloce e richiede meno formalità. Questa azione esecutiva viene considerata particolarmente efficace sui contribuenti che possiedono quote societarie o azioni. Mentre ha suggerito di procedere tempestivamente all’iscrizione d’ipoteca in presenza di diritti immobiliari pieni. Infatti, una volta ottenuto il provvedimento favorevole del giudice l’amministrazione può vantare il privilegio di recuperare le somme dovute dal debitore, con precedenza rispetto ad altri creditori, sul prezzo ricavato dalla vendita forzata del bene. Ecco perché è stata segnalata l’opportunità di non aggredire i beni immobili che sono già gravati da ipoteche o in comproprietà con altri soggetti, se la quota del contribuente sia di proporzioni non significative.

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