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Paletti alla custodia cautelare

Custodia cautelare «riportata alla sua funzione originale: legata, cioè, alla pericolosità», e non più considerata come «un’anticipazione della pena». E, così, diventa più difficile incarcerare gli imputati che sono in attesa di giudizio (ma ciò non riguarderà i reati gravi di associazione mafiosa e di terrorismo), perché si stabiliscono regole stringenti di valutazione e motivazione e si amplia, al contrario, la possibilità di ricorrere alle altre misure coercitive e a quelle interdittive. È il fulcro delle Disposizioni in materia di misure cautelari personali, visita a persone affette da handicap in situazione di gravità e illeciti disciplinari (pdl C 631/B), approvate ieri in commissione giustizia, a Montecitorio; il provvedimento, giunto in terza lettura e già modificato dai senatori ad aprile, sarà al vaglio dell’Aula lunedì 17 novembre. I criteri per disporre la misura della reclusione cautelare, pertanto, si fanno più «rigidi», in altre parole si tratta della «extrema ratio» e, infatti, «abbiam fatto un attento e importante lavoro sulla motivazione», sia per quanto concerne il ruolo del giudice, sia per quel che riguarda il tribunale del riesame, dunque, dichiara a ItaliaOggi Anna Rossamando (Pd), relatrice del provvedimento assieme a Carlo Sarro (Fi), si potrà disporre di «un ventaglio più ampio di misure restrittive e interdittive, a volte più efficaci della carcerazione stessa». Al contrario, pertanto, l’autorità giudiziaria si esprimerà per l’adozione del provvedimento restrittivo, soltanto in caso di eventualità concreta e attuale, nei presupposti di reiterazione, inquinamento delle prove, o pericolo di fuga.

Inoltre, grazie a questa iniziativa, «rimettiamo in linea con le sentenze della Corte costituzionale le presunzioni di pericolosità», tuttavia, puntualizza l’esponente di centrosinistra, «questo intervento è collegato a un’azione che stiamo portando avanti sui tempi del processo. Le obiezioni che vengono rivolte spesso, infatti, quando si parla di custodia cautelare, riguardano proprio» le lungaggini dibattimentali, sottolinea Rossomando. La riforma è «in linea con un complesso di interventi di Parlamento e governo che già hanno prodotto effetti positivi (fra questi si annoverano le discipline sulla messa alla prova e sul potenziamento di misure alternative alla detenzione dietro le sbarre, varati nei mesi scorsi, ndr), come dimostra la decisione della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo che, ricorda la deputata, «riconosce la bontà e l’efficacia delle soluzioni adottate sul tema del sovraffollamento delle carceri». Nulla cambia, però, con il via libera del testo in II commissione a Montecitorio, per i delitti di mafia e associazione terroristica, per i quali, viene sottolineato, rimane la presunzione (assoluta) di idoneità alla detenzione, così come per altri reati di grave allarme sociale.

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