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«Palermo, a rischio la credibilità dei giudici»

Si respira aria pesante, nel palazzo di giustizia simbolo della lotta alla mafia. E adesso è il presidente del tribunale Salvatore Di Vitale, sessantacinquenne con la fama di «moderato», in carica da pochi mesi, a chiedere al Consiglio superiore della magistratura di intervenire con celerità e decisione, perché «la funzione giudiziaria» sta perdendo pericolosamente la propria «credibilità». E il Csm apre subito una pratica per il trasferimento per «incompatibilità ambientale» dei cinque magistrati coinvolti a vario titolo nello scandalo che ha travolto la Sezione per le misure di prevenzione, e non solo quella.
Si tratta di uno degli avamposti «strategici» del contrasto giudiziario a Cosa nostra: sono i giudici che dispongono il sequestro dei beni ai boss e ne organizzano la gestione; patrimoni per centinaia e centinaia di milioni di euro, dai quali scaturiscono parcelle anche molto consistenti per chi è chiamato, dagli stessi giudici, ad amministrarli. La Procura di Caltanissetta, competente per i reati contestati alle toghe palermitane, ha accusato l’ex presidente della Sezione Silvana Saguto — ora assegnata ad altro incarico — di corruzione, abuso d’ufficio e riciclaggio (insieme al padre ultraottantenne); inquisiti pure due giudici che lavoravano con lei, e un pubblico ministero accusato di rivelazione di segreto. Per induzione alla concussione è indagato Tommaso Virga, noto espoente della corrente «di destra» Magistratura indipendente, già componente del Csm e adesso della commissione ministeriale che dovrebbe formulare proposte per la riforma dell’organo di autogoverno dei giudici. A suo figlio Walter, giovane avvocato finito anche lui sotto inchiesta, è stata assegnata la gestione di un patrimonio di oltre cinquecento milioni, e tra le ipotetiche «contropartite» ci sarebbe pure un lavoro a tempo per la nuora della Saguto presso lo studio di Virga jr.
Questa presunta «gestione familiare» dei beni sequestrati e confiscati (il principale beneficiario delle designazioni come amministratore, l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, è accusato di aver liquidato a sua volta parcelle per oltre 750.000 euro al marito della giudice Saguto, utilizzato come consulente) ha messo l’intero tribunale di Palermo in una situazione di oggettiva difficoltà; anche perché le carte dell’accusa sono state scoperte soltanto in minima parte e da settimane si parla di intercettazioni molto più che imbarazzanti, non solo per gli inquisiti. Al punto che il presidente Di Vitale denuncia lo «sconcerto e profondo turbamento nell’opinione pubblica, nel foro e tra i magistrati» generato dalle notizie uscite sui giornali.
Il capo dei giudici di primo grado ha rinnovato l’intero ufficio per le misure di prevenzione, e ha riferito al Csm i primi risultati sull’ispezione avviata in relazione ad «anomalie, conflitti di interessi e pagamenti abnormi negli incarichi» nel mirino dei pubblici ministeri di Caltanissetta. Ma non basta, aggiunge ora nella lettera inviata a Roma. Gli avvocati hanno chiesto addirittura lo scioglimento della Sezione specializzata, e l’Associazione magistrati locale ha messo in guardia dal pericolo di «delegittimazione della funzione giudiziaria» che potrebbe estendersi «con danno di portata incalcolabile». Di Vitale fa proprie queste preoccupazioni, e riferisce episodi inquietanti.
«Negli ultimi giorni — si legge nella relazione al Csm — si sono registrati più casi in cui alcuni consulenti si sono presentati a magistrati per comunicare la propria disponibilità ad assumere incarichi, facendo tuttavia sapere, con una certa ironia, di essere consapevoli dell’inutilità di tale richiesta, essendo opinione diffusa che vengono nominati “ sempre i soliti noti ”». E ancora: «Sono stati da più parti segnalati atteggiamenti irriguardosi nei confronti di magistrati da parte di soggetti processuali, sintomatici di caduta di fiducia nella giustizia». In un simile clima «ogni giorno che passa senza interventi rigorosi finalizzati alla tutela della credibilità della funzione giudiziaria, si accredita l’inaccettabile semplificazione evocata da uno dei professionisti indagati, secondo cui “ ovunque in Sicilia si danno incarichi ai parenti delle toghe ”».
Conclusione allarmata del presidente del tribunale: «La credibilità della funzione giudiziaria in un’area connotata da una pervasiva presenza mafiosa rappresenta anche il più importante presidio per la sicurezza fisica di quei magistrati che quotidianamente si espongono» firmando provvedimenti contro «pericolosi criminali».
L’imbarazzante vicenda, insomma, finirebbe per mettere a rischio anche chi non è coinvolto nello scandalo, e per fornire ulteriori dettagli Di Vitale chiede di essere ascoltato con urgenza dal Csm.
Una prima risposta è arrivata ieri con l’avvio della procedura per il trasferimento dei giudici indagati. «Una decisione tempestiva — spiega la presidente della prima commissione Paola Balducci — per tutelare l’immagine e il prestigio della magistratura palermitana, cui il nostro Paese deve tanto nella lotta alla mafia».
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