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Palazzo Chigi stringe i controlli sulla attuazione del Recovery

Sarà l’Ufficio per il programma di governo a tenere sotto controllo il processo di attuazione del Recovery Plan. Per garantire questa funzione, Palazzo Chigi ha preparato il testo che modifica l’ordinamento delle strutture generali della presidenza del Consiglio, inserendo all’articolo 25 del Dpcm del 1° ottobre 2012 «l’attuazione dei provvedimenti legislativi contenuti nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza» nell’elenco dei compiti previsti per la «struttura di supporto al Presidente del Consiglio».

La scelta completa la rimessa a punto sul controllo nell’attuazione dei provvedimenti che Draghi ha posto fin dall’inizio fra le priorità del governo, affidando il dossier al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli. La mossa è tecnica, ma traduce sul piano operativo l’architettura della governance disegnata dal decreto Recovery ora alla ratifica del Senato, che concentra a Palazzo Chigi le leve di comando e di controllo sul Pnrr.

Nell’agenda dei governi dei prossimi anni, del resto, i provvedimenti collegati al Recovery rappresenteranno l’ingrediente dominante, sia sul terreno delle riforme sia su quello delle norme settoriali e degli aggiustamenti legislativi che si renderanno necessari per provare a superare ostacoli e strozzature. In questo scenario, sarebbe stato complicato separare il controllo sull’attuazione del Piano da quello sull’ordinaria amministrazione. Ma c’è di più.

Perché il ruolo dell’Ufficio per il programma, creato dal governo Monti per gettare una luce su quello che allora era il mondo oscuro dei decreti attuativi in cui spesso si perdono le norme che hanno dominato il dibattito politico e parlamentare, è tornato ad appesantirsi negli ultimi mesi.

Palazzo Chigi ha voluto infatti stringere sui controlli della macchina amministrativa, alzando i target di attuazione affidati ai vari ministeri e serrandone i tempi. I primi risultati del nuovo meccanismo sono stati illustrati dallo stesso Garofoli quando ha presentato al consiglio dei ministri del 15 luglio la terza Relazione periodica sul monitoraggio dei provvedimenti attuativi delle ultime due legislature (231 decreti adottati nei primi cinque mesi di vita del governo Draghi, e altri 133 attesi fra agosto e settembre).

Sul Recovery come sulle norme esclusivamente domestiche, l’Ufficio dovrà assicurare un monitoraggio con relazioni trimestrali, e un aggiornamento almeno settimanale per quel che riguarda il motore di ricerca dei provvedimenti attuativi. E dopo aver tastato il polso dell’attuazione, dovrà segnalare al premier «ritardi, difficoltà e scostamenti eventualmente rilevati».

L’affinamento delle regole d’ingaggio segue il ruolo sempre più nodale dell’attuazione, le cui incertezze sono un problema politico quando riguardano le regole italiane ma diventano un rischio finanziario quando sono collegate al Recovery. Ma serve anche a fissare su basi più solide il controllo del Parlamento, che come mostra la battaglia degli emendamenti sul decreto Recovery alla Camera vorrebbe contare di più.

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